venerdì 21 dicembre 2012

Rinvio a giudizio per la Cima


La Procura di Lucca ha trasmesso al Gup le richieste di rinvio a giudizio per 32 persone e 9 società indagate nell’inchiesta sulla strage di Viareggio, avvenuta il 29 giugno del 2009, che provocò 32 vittime. Tra le persone per le quali i magistrati chiedono il rinvio a giudizio ci sono anche l’amministratore delegato e tre responsabili della Cima, l’officina di Bozzolo che effettuò la revisione del carro cisterna la cui rottura causò il disastro.
A questo punto il giudice dell'udienza preliminare, provvederà a fissare la data per l'udienza e deciderà se mandare o meno a processo le persone fisiche e le società imputate. È’ probabile che a marzo sarà fissato l’appuntamento in aula quindi per Giuseppe Pacchioni, titolare della Cima ma inquadrato dagli atti come direttore generale, e Paolo Pizzadini, 52enne di Mantova, capocommessa del settore carri e responsabile tecnico del reparto sale. I nomi degli altri due indagati della Cima, Daniele Gobbi Frattini, 49enne di Gazzuolo, responsabile tecnico e della commessa carri e Massimo Vighini, 42enne di Bozzolo, caposquadra addetto al controllo finale, non figurerebbero per il momento nell’elenco delle richieste di rinvio a giudizio. «Dobbiamo ancora ricevere le notifiche, quindi non sappiamo nulla di sicuro – afferma l’avvocato Arrigo Gianolio, legale della Cima».

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La catena di comando della ditta bozzolese è accusata di incendio colposo, disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni personali colpose. Il punto centrale dell'accusa è il fatto che i quattro dirigenti della Cima non si siano accorti, attraverso un adeguato controllo, dello stato di ammaloramento di pezzo montato, un assile, del quale era «visivamente evidente» l'ossidazione del colletto, cioè proprio il punto in cui è più probabile che si crei una frattura. Così poi purtroppo avvenne, causando il disastro.
I responsabili tecnici, accusa insomma la procura, avrebbero dovuto controllare il pezzo, notare il difetto, scartarlo e non permettere che venisse montato. Pacchioni, in qualità di dg, avrebbe dovuto controllare che i suoi dirigenti controllassero. Infine c'è la stessa Cima, in quanto società o persona giuridica, alla quale la magistratura - così come previsto dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro- contesta illeciti amministrativi legati alla responsabilità per i reati di omicidio e lesioni colposi addebitati ai suoi dipendenti.
L’indagine ha cercato di chiarire due aspetti principali: prima di tutto le responsabilità del deragliamento, causato dalla rottura di un asse che da tempo era fratturato. E poi le cause dello squarcio che si aprì sulla cisterna, provocando la fuoriuscita del gpl che poi esplos

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