Un sistema basato su cure extra ospedaliere e che permetterà di spendere 190 euro al giorno per assistere un paziente sub acuto contro gli 800 euro per le cure in ospedale.
Per quanto riguarda l’assistenza ai malati sub acuti (cioè i pazienti dimessi dall’ospedale ma non ancora in grado di tornare a casa), sono già stati individuati 118 posti letto in strutture extra ospedaliere a Bergamo, 97 a Brescia, 249 a Milano, 146 nell’area Melegnano, 54 a Como. «In tutto siamo in grado di assistere 136mila pazienti sub acuti - fa i conti l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani - e va bene così. Entro l’anno ci siamo prefissato di arrivare a 1.146 letti e siamo già arrivati a quota 800. Partiamo bene».
Bozzolo completa l'elenco diventando una "struttura extraospedaliera"
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da articolo di Maria Sorbi - 03 novembre 2011, 09:12
Riforma della sanità boicottata dai medici: la Regione tira dritto
IL CASO Il no dei camici bianchi. Solo in 50 a Milano applicano le cure extra ospedaliere. Ma l’assessore Bresciani è sicuro: «Le misure funzioneranno»
Troppi dubbi. I medici lombardi sono scettici e, almeno per il momento, non hanno aderito in massa al nuovo sistema di assistenza dei malati cronici e sub acuti voluto dalla Regione. Un sistema basato su cure extra ospedaliere e che permetterà di spendere 190 euro al giorno per assistere un paziente sub acuto contro gli 800 euro per le cure in ospedale.

In tante province la novità è stata praticamente boicottata anche alla seconda chiamata del Pirellone.
A ranghi ridotti ma si parte lo stesso, chi c’è c’è. In totale sono circa 600 i camici bianchi che hanno deciso di collaborare con il nuovo modello di assistenza ai cronici (diabetici, ipertesi, cardiopatici): a Milano hanno aderito solo in 50 per 13mila malati cronici, nell’area di Melegnano idem, circa 80 i medici accreditati a Como per 80mila pazienti, 40 a Lecco. L’unico caso anomalo, dove si registra un autentico boom, è quello della provincia di Bergamo, che conta 400 adesioni per l’assistenza ai cronici. Nel bergamasco l’Ordine dei medici ha particolarmente spinto per appoggiare la sperimentazione regionale. Non è avvenuta la stessa cosa a Milano e dintorni.
Per quanto riguarda l’assistenza ai malati sub acuti (cioè i pazienti dimessi dall’ospedale ma non ancora in grado di tornare a casa), sono già stati individuati 118 posti letto in strutture extra ospedaliere a Bergamo, 97 a Brescia, 249 a Milano, 146 nell’area Melegnano, 54 a Como. «In tutto siamo in grado di assistere 136mila pazienti sub acuti - fa i conti l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani - e va bene così. Entro l’anno ci siamo prefissato di arrivare a 1.146 letti e siamo già arrivati a quota 800. Partiamo bene».
Reticenti i medici, soprattutto sull’assistenza ai cronici. «Il nuovo sistema non ci convince - spiega Roberto Rossi, rappresentante lombardo del sindacato dei medici Snami - Innanzitutto spersonalizza il rapporto tra medico e paziente perché a fissare visite e controlli sarà una centralinista che segue criteri uguali per tutti». I camici bianchi storcono il naso anche su un altro aspetto: i costi. Sono stati calcolati budget annui per i pazienti affetti da diabete, per i cardiopatici e per gli ipertesi: il programma prevede un certo numero di controlli, la somministrazione di una quantità prestabilita di farmaci, una serie di esami. «Ma cosa succede se si sfora sui costi previsti? - si chiede Rossi a nome dei medici Snami -. Il nostro timore è che, per rientrare nelle spese, si arrivi a somministrare farmaci meno costosi o a far fare esami in laboratori che magari acquistano kit di dubbia qualità in Pakistan». Insomma, i sindacati dei camici bianchi temono «un effetto livella» sulla sanità che «per evitare di sforare sui bilanci sceglierà le vie meno costose e non quelle di qualità». Accuse pesanti arrivano anche dalla Cgil medici che dietro l’assistenza dei malati cronici fuori dagli ospedali vede «un trucco per privatizzare». A rassicurare sull’efficacia del sistema è l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani: «Il sistema funzionerà ed è in grado di migliorare la sanità lombarda. Portiamo l’assistenza ai malati sul territorio ed evitiamo i casi acuti di emergenza tenendo sotto controllo le malattie. Fra sei mesi aspettiamo una delegazione di canadesi che verrà a studiare il nostro sistema». A chi non crede nel nuovo metodo di cure, Bresciani replica: «Mentre gli altri piangono, noi rilanciamo».
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A ranghi ridotti ma si parte lo stesso, chi c’è c’è. In totale sono circa 600 i camici bianchi che hanno deciso di collaborare con il nuovo modello di assistenza ai cronici (diabetici, ipertesi, cardiopatici): a Milano hanno aderito solo in 50 per 13mila malati cronici, nell’area di Melegnano idem, circa 80 i medici accreditati a Como per 80mila pazienti, 40 a Lecco. L’unico caso anomalo, dove si registra un autentico boom, è quello della provincia di Bergamo, che conta 400 adesioni per l’assistenza ai cronici. Nel bergamasco l’Ordine dei medici ha particolarmente spinto per appoggiare la sperimentazione regionale. Non è avvenuta la stessa cosa a Milano e dintorni.
Per quanto riguarda l’assistenza ai malati sub acuti (cioè i pazienti dimessi dall’ospedale ma non ancora in grado di tornare a casa), sono già stati individuati 118 posti letto in strutture extra ospedaliere a Bergamo, 97 a Brescia, 249 a Milano, 146 nell’area Melegnano, 54 a Como. «In tutto siamo in grado di assistere 136mila pazienti sub acuti - fa i conti l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani - e va bene così. Entro l’anno ci siamo prefissato di arrivare a 1.146 letti e siamo già arrivati a quota 800. Partiamo bene».
Reticenti i medici, soprattutto sull’assistenza ai cronici. «Il nuovo sistema non ci convince - spiega Roberto Rossi, rappresentante lombardo del sindacato dei medici Snami - Innanzitutto spersonalizza il rapporto tra medico e paziente perché a fissare visite e controlli sarà una centralinista che segue criteri uguali per tutti». I camici bianchi storcono il naso anche su un altro aspetto: i costi. Sono stati calcolati budget annui per i pazienti affetti da diabete, per i cardiopatici e per gli ipertesi: il programma prevede un certo numero di controlli, la somministrazione di una quantità prestabilita di farmaci, una serie di esami. «Ma cosa succede se si sfora sui costi previsti? - si chiede Rossi a nome dei medici Snami -. Il nostro timore è che, per rientrare nelle spese, si arrivi a somministrare farmaci meno costosi o a far fare esami in laboratori che magari acquistano kit di dubbia qualità in Pakistan». Insomma, i sindacati dei camici bianchi temono «un effetto livella» sulla sanità che «per evitare di sforare sui bilanci sceglierà le vie meno costose e non quelle di qualità». Accuse pesanti arrivano anche dalla Cgil medici che dietro l’assistenza dei malati cronici fuori dagli ospedali vede «un trucco per privatizzare». A rassicurare sull’efficacia del sistema è l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani: «Il sistema funzionerà ed è in grado di migliorare la sanità lombarda. Portiamo l’assistenza ai malati sul territorio ed evitiamo i casi acuti di emergenza tenendo sotto controllo le malattie. Fra sei mesi aspettiamo una delegazione di canadesi che verrà a studiare il nostro sistema». A chi non crede nel nuovo metodo di cure, Bresciani replica: «Mentre gli altri piangono, noi rilanciamo».
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