venerdì 9 dicembre 2011

Andrea Pagliari al timone di Confagri


A poco più di una settimana dall’improvvisa scomparsa del presidente Sergio Cattelan, Confagricoltura ha sciolto il nodo del successore, anche se solo pro tempore. La giunta ha deciso di affidare il comando dell’organizzazione ad Andrea Pagliari, titolare di un’azienda lattiero-casearia che produce quarantamila quintali di latte all’anno nelle campagne di Bozzolo. A dire il vero più che l’esecutivo a scegliere è stato lo statuto di Confagricoltura che prevede, in caso di morte del presidente, la promozione del più anziano tra i suoi vice. E così tra Pagliari, quarantanove anni, e Matteo Lasagna, trentasette, il dubbio si è risolto in favore del primo senza margine per equivoci o incomprensioni.
Dentro all’organizzazione il clima è di collaborazione: tutti stretti per superare il momento di difficoltà che si è aperto con il dramma della perdita di Cattelan. Ma è chiaro che lo spirito di squadra non fa evaporare del tutto la voglia e l’ambizione personale di chi ha legittime speranze di salire nelle gerarchie di via Fancelli. Resta però da capire quando si aprirà la fase del rinnovamento, perché i vertici di Confagricoltura non hanno ancora deciso se portare gli associati all’assemblea anticipata o lasciare Pagliari alla presidenza per un anno e mezzo. Tanto manca, infatti, alla scadenza naturale del triennio che si era avviato con il voto di inizio 2010 che aveva regalato la conferma a Cattelan nella sfida con Massimo Lorenzi.
Per decidere se andare all’assemblea anticipata via Fancelli, con il direttore Daniele Sfulcini, è in stretto contatto con la sede nazionale dell’organizzazione. La scelta è delicata. Le ragioni dello statuto (che non prevede l’obbligo di tornare al più presto al voto) in questo caso non collimano con quelle di opportunità, perché è chiaro che il percorso più diretto porterebbe a chiedere ai soci di esprimersi. In questo caso le carte si rimescolerebbero e salirebbero le quotazioni di Lasagna, vice di Cattelan per quasi cinque anni e da tempo suo erede designato (nel 2007, al momento della prima elezione, il compianto presidente sembrava intenzionato a rimanere per un solo mandato per poi lasciare spazio proprio al giovane pegognaghese). Il 2012 doveva servire all’organizzazione per prepararsi all’assemblea prevista per la primavera dell’anno successivo e affrontare il rinnovo delle cariche senza scossoni. Ma, ora che lo scossone più brutto è arrivato con l’improvvisa scomparsa del presidente, Confagricoltura deve trovare un nuovo equilibrio. Per ora ripartendo da Pagliari.

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