martedì 20 dicembre 2011

Verbale consiglio comunale del 14 novembre 2011


POSIZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI BOZZOLO RIGUARDO AL MANTENIMENTO DEL REPARTO DI RIABILITAZIONE CARDIORESPIRATORIA DEL PRESIDIO
MULTIFUNZIONALE “DON PRIMO MAZZOLARI“ DI BOZZOLO.


La seduta ha inizio alle ore 19,54 per attendere l’assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani che
arriva da Milano.
L’integrale dibattito della seduta del 14 novembre 2011 è contenuto nel cd allegato alla presente per farne
parte integrante e sostanziale; se ne riporta di seguito il contenuto:
Sindaco: <Ringrazio e saluto tutte le autorità e tutti i cittadini che sono intervenuti questa sera e a te, assessore Bresciani, un grazie speciale per essere qui fra noi perché siamo molto preoccupati e siamo ansiosi di avere delle rassicurazioni sul destino del nostro presidio ospedaliero. L’ospedale di Bozzolo si identifica fortemente con la storia della nostra comunità e del nostro territorio. Tanti bozzolesi illuminati hanno combattuto per la sua sopravvivenza e il suo sviluppo e voglio ricordare come alcuni decenni orsono,
con un’intuizione che ha precorso i tempi, ne hanno guidato la trasformazione in presidio riabilitativo.
È opportuno ricordare anche che la disaggregazione della vasta area Oglio
Po, una parte confluita a Mantova e una parte a Cremona, ha creato forti squilibri
territoriali, che con la zona unita aveva trovato una sintesi efficace; debbo riconoscere
infatti che questo assetto ha funzionato egregiamente, tant’è che il trasferimento del
reparto di riabilitazione cardiorespiratoria è sentito da noi come un depauperamento
dell’assetto sanitario complessivo dell’Oglio Po nel quale ci identifichiamo. La prima
richiesta che ti faccio assessore, è di prendere in seria considerazione la ricostituzione
dell’Oglio Po quale riferimento sanitario territoriale interprovinciale. Questa sera però
siamo qui soprattutto per capire le ragioni che hanno determinato la decisione di trasferire
presso l’ospedale Poma di Mantova il reparto di riabilitazione cardiorespiratoria del
nostro presidio, operazione verso la quale siamo stati fortemente contrari e perplessi. Nei
due incontri che si sono tenuti presso il tuo assessorato, i tecnici ci hanno spiegato che
ragioni di sicurezza dei pazienti richiedevano il loro trasferimento vicino ai relativi reparti
per acuti. A fronte di queste motivazioni, che ci sono state ripetutamente ribadite, non
abbiamo potuto controbattere, perché ovviamente il primo obiettivo di un servizio
sanitario è di curare al meglio i propri cittadini. Ripetutamente ci hai assicurato che
comunque non era in discussione la vocazione riabilitativa del nostro presidio e che anzi
sarebbe stata implementata in nuovi ambiti di cura. Ci hai anche rassicurato che un
congruo numero di posti letto, quindi venticinque per cure subacute, sarebbero stati
istituiti al posto dei letti trasferiti. Ci dirai bene di cosa si tratta, perché alcuni hanno già
affermato che il nostro presidio diventerà nulla di diverso da una casa di riposo, cosa che
sarebbe inaccettabile, ovviamente. Non ti nascondo quindi che siamo tanto, tanto
preoccupati e che non possiamo permetterci di perdere la più grande azienda della nostra
zona, e soprattutto non possiamo rinunciare ad un solo posto di lavoro, perché abbiamo
già dato moltissimo. Quindi nel passarti la parola, sono certa che saprai farti carico delle
preoccupazioni della nostra gente e che non ti dimenticherai di noi.>
Entra il consigliere Loatelli Irvano, pertanto il numero di consiglieri presenti in aula sale a 17
(diciassette).
Il Sindaco passa la parola all’assessore regionale alla sanità Bresciani Luciano:
<Buonasera a tutti, stiamo cercando di avere il computer che ci dia la possibilità di
presentare quelle diapositive che io ho preparato per voi. Io credo, signor Sindaco, se è
d’accordo, che intanto che utilizziamo questo tempo, sentiamo chi altri ha qualche
elemento da introdurre facendo anche la storia di tutto quello che è avvenuto, in modo che
noi possiamo capire anche quali sono i percorsi che abbiamo fatto a partire dal piano
socio-sanitario regionale, poi dopo io credo che nel giro di pochi minuti … ho bisogno del
mio autista perché in auto io ho il mio computer che possiamo utilizzare perché questo
non ha il programma opportuno per poter riprodurre la presentazione.
Io vi ringrazio di avermi invitato qui; il percorso cui accennava il Sindaco è stato un
percorso che si è svolto anche nell’ambito della Regione Lombardia; io inizio col
presentarvi il piano socio-sanitario regionale che è stato votato in Consiglio regionale con,
ovviamente, le rappresentanze di tutta la parte degli elettori e del popolo. Per noi è il
punto di riferimento e di sviluppo del sistema sanitario 2010-2015, è la continuazione del
piano socio-sanitario 2005-2010, al quale dobbiamo necessariamente riferirci, per ovvie
ragioni. Il piano dice dove siamo e dove andiamo e rappresenta la direzione verso la quale
vogliamo andare. Il piano prevede che ci siano due direttive fondamentali, il
miglioramento continuo della qualità del sistema sanitario che è stato realizzato e
dall’altra parte lo sviluppo del sistema sanitario. Lo sviluppo del sistema sanitario è
definito, secondo il piano, da quattro vettori fondamentali. Desidero sottolineare la
partecipazione di tutti, di tutta la comunità della regione Lombardia, alla stesura del
Piano. Noi abbiamo infatti provveduto a fare la base del piano di proposizione che era di
una settantina di pagine, l’abbiamo messo in lettura sul nostro sito e abbiamo dato la
possibilità, in 30 giorni, di rispondere a tutti coloro che appartengono alla comunità
regionale lombarda, interessati al piano. Abbiamo accolto poi tutti i suggerimenti che
venivano dalla comunità, abbiamo accolto le correzioni possibili al piano e poi il piano è
stato redatto. La comunità, dalle settanta pagine originarie, l’ha portato ad essere di
centoottanta pagine e quindi tutto quanto la comunità lombarda ha esposto è stato scritto
nel piano che da noi era stato proposto. È stato poi votato dal Consiglio e di conseguenza è
ora attuativo.
Nel piano avevamo previsto l’organizzazione dell’Azienda Regionale Emergenza
Urgenza, che è stata impostata e organizzata secondo una logica di organizzazione
orizzontale; noi siamo oggi con una regione che lavora col sistema regionale dell’Azienda
Regionale dell’Emergenza Urgenza, con ventiquattro uomini che governano l’emergenzaurgenza
di dieci milioni di persone; un’altra regione, dove c’è la capitale, ha 4.500
dipendenti. Questo sistema funziona in modo estremamente moderno, è il risultato di
lavori e di studi fatti anche in Israele dove c’è uno stato di guerra continuo e di
conseguenza l’emergenza in Israele è una delle più sviluppate a livello mondiale. Ci hanno
suggerito alcune idee e abbiamo capito anche qual è il valore dell’applicazione di questo
sistema, e oggi noi siamo nelle condizioni di aver accorciato i tempi dalla chiamata per
insulto coronarico all’attuazione della correzione della lesione coronarica in sessanta
minuti: eravamo partiti da ottanta. Abbiamo avuto poi altre risposte molto positive,
stiamo discutendo con le comunità per avere delle riorganizzazioni che siano logiche e
dettate da questo sistema, e quindi l’emergenza – urgenza ci ha visto anche in alcune
difficoltà, di tipo fondamentalmente comunicativo. Per cui quando lei, signor Sindaco, mi
dice “siamo preoccupati”, capisco che sia stato un problema comunicativo, che la
comunicazione non ha dato il risultato esatto delle nostre posizioni, perché questo non lo
vuole il Piano e non è scritto nel Piano. L’altro vettore di sviluppo è lo sviluppo del
sistema sanitario in solidarietà verticale ed orizzontale: verticale sono le istituzioni quindi
la Regione, le Province, i Comuni. Le Province per un poco ancora, poi non avremo più
l’Ente intermedio. Assessore, sono un po’ preoccupato che la Regione Lombardia riesca a
comunicare con 1.543 Comuni, abolendo le Province, è meglio che facciamo qualcosa,
magari più valido delle Province, che consenta alle province di accogliere i fabbisogni che i
Comuni vedono e che siano giudicati sicuramente appropriati, con responsabilità
ovviamente e che le Province comunichino i fabbisogni in sommatoria del territorio sul
quale loro incidono, li portino alle province sanitarie che sono le ASL e le ASL li portino,
una volta fatta la valutazione dei fabbisogni appropriati, non certo delle voglie, ma
fabbisogni appropriati giustificati dallo sviluppo del Piano, perché poi l’attuazione venga
dal governo regionale verso il basso. Il fabbisogno nasce dal basso, sale verso l’alto e viene
poi strumentato in modo confacente al fabbisogno, quello appropriato, perché la
responsabilità di governo è sempre quella regionale, in quanto non esistono deleghe
sull’ambito della salute a livello sia provinciale che comunale. Si lavora insieme e si decide
quello che è più connesso all’utilità pubblica e la decisione è del decisore politico, che ne
ha le deleghe. Questo sarà un argomento che vedremo e poi c’è lo sviluppo dell’alta
tecnologia, che oggi non possiamo lasciare indietro, naturalmente, perché oggi l’alta
tecnologia è quella che ci permette di sviluppare dei sistemi di comunicazione che non
c’erano, poi stiamo lavorando con l’Europa nell’ambito di un progetto che si chiama
ALIAS; la Regione Lombardia è capofila, con la Carta dei Servizi, di sei Stati. Ci sono otto
ospedali virtuali che ricevono le TAC, le RMN che vengono fatte nell’ambito dell’alta
montagna, faccio per dire Saint Moritz, e gli ospedali definiti nell’ambito italiano, quelli
che hanno chiesto di partecipare a questo progetto che sono gli ospedali di Varese e quello
di Tolmezzo, ricevono le immagini che sono fatte dai tecnici nell’ambito di Saint Moritz e
questo ospedale determina la diagnosi e la terapia da Varese o da Tolmezzo e viene fatta
l’applicazione a Saint Moritz, quindi un ospedale che riesce, con gli elettroni, a dare dei
contributi al territorio montano, là dove non può essere cresciuto un ospedale, quindi ci va
in termini funzionali: la funzione è quella che conta oggi, non contano le strutture, non
contano gli ospedali se non sanno dare le funzioni appropriate. È quindi sulla funzione,
che è un elemento determinante, che lo sviluppo del piano accentra la sua attenzione e le
sue azioni. Andiamo a questo tema perché questo tema poi arriverà anche per gli interessi
della comunità, che qui ci sono. Il sistema che noi abbiamo in questo momento, o che
avevamo fino a qualche tempo fa, prima delle delibere attuative, è un sistema che è nato
dalle necessità e sicuramente pilotato anche dalle opportunità tecniche che noi avevamo
prima, parlo dei primi del ‘900, facendo un po’ di storia della medicina per capire che la
medicina è dinamica e continua a inseguire quelle che sono le necessità future e
successive. Prima i malati si curavano a casa, perché tutto stava nella borsetta del medico,
io ricordo la nonna che me lo raccontava, e si curavano a casa perché c’era il
fonendoscopio, l’apparecchio per la pressione; poi l’industria ha sviluppato tecnologie
elevate e le ha portate in ospedale, perché sono complesse, ingombranti e non stavano più
nella borsetta del medico, e quindi si è creato naturalmente un sistema di tipo
ospedalocentrico, necessario perché là, in ospedale, la diagnostica tendeva a
un’approssimazione più vicina alla realtà e all’appropriatezza e il medico ha perso gran
parte delle sue capacità diagnostiche dei suoi interventi a casa, perché nella borsetta non ci
stava più né la TAC, né la RMN, non ci stavano più le complessità di laboratorio, ma
stavano in ospedale. Quindi l’evoluzione è stata ospedalocentrica, curando le malattie
acute. La nonna diceva “è andato a morire in ospedale”, perché allora si moriva in
ospedale, quando il paziente non aveva più scampo a casa sua, andava a morire in
ospedale, era una sorta di hospice terminale, l’ospedale. Adesso si dice che si muore a casa
e non si muore più in ospedale, perché è variata la situazione ed è variata in funzione dello
sviluppo che l’industria ha dato, perché se non avesse dato questi sviluppi l’ospedale
sarebbe sempre stato quella nicchia del tempo finale che non poteva più essere governato
nell’ambito domestico. Curando gli acuti, però, crei i cronici. Oggi noi abbiamo dei dati
fondamentali che ci orientano a cosa dover fare nel futuro, perché il 37% dei pazienti
cronici, che dovrebbero stare a casa, cortocircuitano in ospedale, perché hanno fenomeni
acuti e questo non è appropriato, perché il cronico è un poco abbandonato nell’ambito
casereccio, perché vi insegue la terapia che gli ha dato il medico, ma nessuno va a
controllare che cosa ha dato la terapia, perché la fanno a casa e il medico non può andare a
vedere tutti i malati cronici; quindi cominciamo a intravedere una necessità fondamentale
di organizzare alla cronicità il territorio: è la sfida del futuro, anche perché l’aspettativa di
vita dei cittadini aumenta di un anno ogni quattro, il che vuol dire che adesso noi abbiamo
un’aspettativa di vita per il maschio di 78 anni, fra quattro anni saranno 79. L’aspettativa
di vita, naturalmente, crea dei fenomeni di patologia che scivolano nel tempo, perché noi
spendiamo il 70% delle nostre risorse negli ultimi dieci anni di vita del cittadino, il che
significa che il cittadino, a quel punto, presenterà delle malattie che sono spessissimo
sovrapposte una all’altra: il malato diabetico che diventa coronaropatico, che ha delle
insufficienze dell’arteria renale e che poi magari ha altri problemi e di conseguenza si
sposta la necessità di avere un rapporto come prima, biunivoco, fra il medico di medicina
generale e il paziente multi patologico (con tante patologie), perché c’è bisogno del medico
di medicina generale, dello specialista di una determinata patologia e di un altro. Quindi
non regge più il concetto “ma io ho un rapporto biunivoco col paziente che voglio
mantenere” perché il medico di medicina generale non ce la fa più se non ha gli specialisti.
Si ha quindi la necessità di creare dei gruppi di medici di medicina generale associati a
degli specialisti per poter curare le cronicità che sono la sfida del futuro, altrimenti la
sostenibilità economica non ce l’hai né la volontà di seguire questo sviluppo della
medicina che consente che il paziente cronico, quando è a casa, possa esser monitorizzato
come non lo è fino ad oggi, per riuscire a capire quali sono quei segnali per cui il paziente
cronico comincia a virare verso episodi acuti che lo porterebbero nell’ospedale delle acuzie
e che invece, se tu con un intervento appropriato riesci a correggere, rimane cronico a casa
e non si fa un ricovero ospedaliero, con beneficio del suo stato di benessere, perché sta
meglio a casa coi suoi affetti, le sue cose, voi lo sapete, ma anche col beneficio del suo stato
di salute, perché non si accorciano gli anni a furia di ricoveri ospedalieri, che non fanno
bene a nessuno. Ecco perché noi abbiamo dovuto pensare di lanciare l’obiettivo “meno
ospedale e più territorio” che vuol dire meno cure per i cronici in ospedale –non meno
cure per gli acuti in ospedale- perché in ospedale si curano gli acuti, non si curano i cronici
e si curano gli acuti che vengono dalla cronicità, perché è un errore, perché non sei riuscito
a fermare il processo verso l’acuzie del malato cronico. Qua ci sono dati storici, noti a
nessuno e indiscutibili, perché queste sono cifre e dati e quant’altro. Da questi noi abbiamo
intravisto il fabbisogno che il paziente ha come paziente e come ammalato cronico e di
conseguenza abbiamo sviluppato i progetti per soddisfare i fabbisogni del malato, che è al
centro del sistema. Di conseguenza abbiamo organizzato, praticamente in ambito prima
teorico poi pratico, sul territorio, un ulteriore livello di cura, non più coi livelli di cura
medico di medicina generale-ospedale, ma medico di medicina generale e approccio alle
cure della cronicità di primo e di secondo livello (meno complicate) e quelle invece più
complicate della vecchia tradizione ospedaliera, ma che sono le più importanti. Quindi,
nel nostro piano socio sanitario regionale è previsto che l’ospedale possa erogare delle
cure di I e di II livello di cura con una funzione aggiunta a quella classica, che si chiama
territoriale per distinguerla da quella classica, che è quella dell’ospedale delle cure ad alta
complessità, perché l’ospedale è una struttura ad alta complessità che cura ad alta
complessità e quindi abbiamo dato all’ospedale una funzione territoriale proprio perché,
in questa funzione territoriale, sia nell’accesso alle cure acute che nella dimissione delle
cure acute, ci siano delle strutture di diversa capacità operativa, che non è più quella
dell’alta complessità. Qui voglio esemplificare il concetto in questo modo: quando io
chiedo alla struttura ospedaliera di farmi la diagnosi e le chiedo diabete sì o no e la
struttura mi risponde diabete sì, immediatamente lo specialista stabilisce il programma di
cura e io ho il malato in cura nel giro di quattro ore; è veloce, il sistema di cura, è meno
complesso, ma non meno importante del processo di cura di alto livello diagnostico,
perché io esemplificavo questo discorso: il massaggio cardiaco è una cosa molto semplice,
tant’è che si fa fare anche a delle persone appena formate -i vigili del fuoco di Como sono
capaci di fare il massaggio cardiaco- quindi non è un’operazione complessa, però salva la
vita, invece qualche operazione più complessa non arriva neanche alla diagnosi e non
salva la vita. Quindi non è che la tipologia di diagnosi “cura complessa o meno
complessa” devalorizzi verso il meno complesso, più semplice, è che sono diverse
tipologie. Allora, la cura complessa possiamo paragonarla al TIR, perché è lenta,
complessa e va necessariamente in progressione per le acquisizioni diagnostiche che si
hanno anche con la cura; la cura medio-complessa possiamo paragonarla a un’auto di non
altissima cilindrata, quindi mediamente veloce rispetto a quella di più alta cilindrata che è
quella della cura veloce: diabete sì/diabete no, piano terapeutico. Diabete sì o diabete no
con complicanza renale è un po’ più complessa ed è più lenta, di conseguenza noi creiamo
un sistema a tre corsie: cure delle funzioni ospedaliere, dove quelle più veloci vanno
veloci, altrimenti vi succede quello che succede qualche volta, che su tre corsie l’autostrada
ne chiude due, la più veloce e la medio-veloce, e tutti vanno a velocità di TIR, come sta
succedendo con il sistema a doppio livello; quindi diamo all’ospedale una funzione
diversa, più articolata, più appropriata ai bisogni del malato. Con la funzione territoriale
abbiamo creato praticamente una sorta di polipo in cui la testa tecnologica, quella difficile,
quella del TIR, dell’ospedale, è quella alta e i bracci del polipo, sempre governati dal
settore ospedaliero, hanno la funzione territoriale che è una corsia in un ospedale, oppure
può essere un poliambulatorio fuori, dipende dal territorio. Però quello che conta è che
dove si può far velocità si faccia velocità, perché si soddisfa l’esigenza del cittadino, con la
stessa sicurezza e con la stessa garanzia. Se poi passiamo, successivamente, alla
dimissione, la dimissione dall’ospedale volge verso l’altro versante e va verso casa, va
verso il territorio un’altra volta. Noi abbiamo sperimentato prima di cominciare a
disegnare il nostro processo -e questo risale a quattro - cinque anni fa- centri di assistenza
territoriale. Nel nostro sistema regionale con dieci milioni di abitanti, non puoi fare una
modificazione a sistema, perché se sbagli è un disastro, ma se invece lo fai con focus di
piccoli volumi, riesci a dare la garanzia al cittadino perché lo monitorizzi bene, non gli fai
correre nessun rischio, fai il progetto e poi, se c’è qualche cosa da perfezionare lo
perfezioni perché è umano non essere perfetti, mi pare. C’è qualcuno che lo è ma è
disumano quello, anche se crede di essere umano qualcuno che vanta la perfezione, ma
non è vero; l’uomo tutti i giorni migliora rispetto al giorno precedente e di conseguenza si
può migliorare il progetto per portarlo a compimento di un progetto provato, di sicurezza,
di appropriatezza, di efficacia, di contenimento dei costi: questi sono i punti fondamentali
del nostro sistema, che ci ha permesso di arrivare a un bilancio pari da otto anni, dando
una sanità che ci invidiano tutti perché noi eroghiamo una sanità al 10% in più dei pazienti
regionali, che vengono dalle altre regioni. E se sono cretini, ditemelo, che li informo subito.
E sappiate che nell’oncologico – alta tecnologia, noi abbiamo praticamente il 50% di flusso
dei pazienti che vengono ad essere trattati da altre regioni. Allora le regioni si diano un po’
di coraggio e comincino a cercare di capire di arrivare ai nostri livelli, perché è ora di
finirla, è ora di finirla. La Regione Lombardia è egoista, però dà i posti letto procapite
definiti dal governo ai cittadini extraregionali, riesce a erogare le cure, dalle cure non
riesce a guadagnare un centesimo, perché sono pesate e per di più noi paghiamo le nostre
aziende, con le nostre tasse regionali, subito per avere dallo Stato, un anno dopo, la cifra,
se arriva, che avevamo erogato per gli altri cittadini. Questo è il clima. Però noi abbiamo
parità di bilancio da otto anni, non abbiamo rubato i soldi al cittadino e abbiamo erogato le
cure che il cittadino ci ha chiesto. Possiamo farlo meglio, perché tutti i giorni possiamo
migliorare. La sanità non è mai ferma, è dinamica, perché deve raggiungere le conquiste
della scienza, deve raggiungere i fabbisogni di una società che cambia e quindi socio
demograficamente invecchia di più, il che significa che deve fare vivere meglio quel
periodo di prolungamento della vita, poi dopo, quando arriva la parte finale, ovviamente
deve concentrare le sue azioni sulla cronicità, cronicità multidisciplinare. E questo è il
percorso, questi sono i dati, non puoi star fermo a quello che hai fatto il giorno prima,
perché diventi vecchio e l’albero delle foglie vecchie muore. Quando abbiamo fatto queste
esperienze, poi ci siamo cominciati a orientare sulla necessità di vedere il cronico come un
curato in casa per ventiquattro ore su ventiquattro, però ci siamo chiesti: e dove li
prendiamo i sostentamenti per tutto questo? Dove li prendiamo i medici per curare i
malati a casa come se fossero in ospedale? Ed è venuta fuori la logica dei subacuti, non è
venuta fuori da noi, è venuta fuori dalla scienza. Nell’area per acuti, se tu hai un subacuto
che viene fuori dalla cura della acuzie e si aspetta in corsia che diventi stabile per
andarsene a casa, noi non facciamo un servizio di alto livello; i subacuti sono delle persone
che vanno monitorizzate e gli si va a fare delle azioni che accelerano i processi di cura del
subacuto, perché possa arrivare prima a casa, perché è a casa che si sta meglio, non in
ospedale e non che si va là perché si deve sopravvivere: si deve trovare il modo di essere
curati. Quando sei curato, devi entrare in un’area diversa da quella dell’ospedale, fatta di
letti, di corsia, di gente che ha i valori, ma come subacuto puoi andare in un’area diversa,
sempre ospedaliera, in cui tu hai praticamente dei letti che sono letti con delle poltrone
vicino e quant’altro e tu ti vedi la televisione, ti muovi e magari ti danno anche la bicicletta
per pedalare, diciamo sui rulli. In quel momento lì io ti monitorizzo e vedo che tu ti stai
stabilizzando; se vedo che tu mi stai producendo dei fenomeni che dicono che non sei
ancora stabile, accelero e aumento la forza terapeutica dell’intervento scelto e ti convinco,
perché ti convinci con quello che vedi, che sei pronto per andare a casa e non hai il dubbio
che a casa poi ci rimarrai poco, perché questo è il problema del cittadino; il problema del
cittadino non è quello che vuole qualcuno perché non si può far così. Detto questo, quindi,
i pazienti cronici, nell’ambito del I livello, vengono assistiti da un’associazione di medici
di medicina generale integrata ed evoluta, che noi abbiamo lanciato con una
sperimentazione in tre aree nel 2005, ma visto il successo abbiamo capito che né la classe
medica né il popolo erano pronti a cogliere questo processo, perché era troppo accelerato e
avevamo bisogno che si crescessero le esperienze. Poi abbiamo introdotto la “dote” che è
la logica che dà assistenza pubblica e terapeutica ad un paziente in una condizione di
cronicità e di finanziare l’assistenza, non di dare il finanziamento per l’assistenza, ma di
dare il finanziamento perché si soddisfi la necessità di assistenze appropriate al cittadino.
La dote ha dato agli operatori il concetto del pacchetto di cura e di diagnosi che serve al
paziente, è il concetto che può essere finanziato con un blocco di attività di un anno e
quindi siamo arrivati ad avere l’accettazione da parte dei professionisti, dei medici, di
questa rivoluzione della sanità, non di cambio, ma di rivoluzione. Prima curiamo gli acuti,
poi i cronici, nel tempo, quando si può, se la situazione migliora, perché il paziente viene
monitorato tutti i giorni, si introduce la cura più idonea ad evitare il ricovero ospedaliero.
Questa è l’evoluzione del sistema, non dico il cambiamento che qualcuno strumentalmente
dice: non funzionava e per questo state cambiando, no, non è così, noi stiamo procedendo
verso quelle direzioni che sono state studiate e volute dalla comunità. Detto questo, anche
il sistema di medicina è cresciuto in questi anni, per cui dal 2005 a oggi ci ha dato la
possibilità di cominciare a programmare questi sviluppi su ipotesi strumentale, di diverse
aree, perché sono diversi i territori e la sanità in montagna costa di più della sanità in
pianura e chiede cose diverse dalla sanità di pianura, anche dal punto di vista strutturale.
Il sistema di telemedicina su un’area di subacuti, di pazienti cronici, è fondamentale
perché io il paziente iperteso lo riesco a curare con un sistema di teletrasmissioni con il
telefonino e il modem, senza che il paziente abbia il disturbo di doversi recare in ospedale.
Perché siamo intelligenti anche noi, non è che gli americani siano i depositari delle culture,
tant’è vero che si sono sviluppati con gente che è venuta dall’Europa, soprattutto
nell’ambito delle ricerche nucleari, vi ricordo di Fermi, vi ricordo di Marconi, loro usano il
telefono ma è stato Meucci che gliel’ha portato e quindi gli americani stanno applicando
delle tecniche che non funzionano e noi le abbiamo studiate, mentre quelle degli israeliani
funzionano benissimo, perché loro hanno una condizione di stato di guerra e non hanno la
possibilità di costruire ospedali perché diventano obiettivi di guerra e hanno costruito
meno ospedali possibili. Noi siamo andati a studiare gli americani, poi siamo andati a
studiare gli israeliani e abbiamo capito che il loro sistema territoriale è molto avanzato, è il
più avanzato del mondo perché sono in uno stato di guerra e hanno bisogno di avere una
medicina sul territorio e non in un ospedale che se gli casca una bomba giù, distrugge
tutta la sanità del Paese: sette milioni e mezzo di abitanti, 2,3 letti per 1.000 abitanti, senza
liste d’attesa, perché hanno organizzato il sistema della periferia non così, ma molto
similmente con questi concetti, per cui noi andiamo per quella strada, perché ce l’ha
chiesta anche il popolo, col voto, e così la porteremo avanti. Detto questo, abbiamo
finalmente creato le tre aree: quelle per acuti dove ci devono stare solo i pazienti acuti e nel
tempo indispensabile per curarli, poi vanno nell’area dei subacuti dove vengono
stabilizzati nel modo ottimale perché seguiti e monitorizzati dai sistemi che vi dicevo io,
cioè all’iperteso cosa gli misurerò? la pressione! con cosa la misuro? con un sistema che mi
teletrasmette il valore della pressione. Se ci si dimentica del farmaco, se il farmaco non è
appropriato me ne accorgo prima che mi arrivi con un vaso scoppiato nel cervello, in coma
perenne e monitorizzando evitiamo che succeda questo e conosciamo la cronicità dei
nostri ammalati. È un passo avanti grandissimo. Dato questo, ovviamente abbiamo creato,
per le aree di cui vi dicevo, alta, media e bassa complessità e sulla bassa complessità che
dicevo non meno importante, c’è l’area dei subacuti dedicata come funzione territoriale
dell’ospedale. Per quanto riguarda i subacuti in attesa di prognosi, la teletrasmissione dei
dati, cioè la tele dimissione, è quella che ci dice in ogni minuto, in che condizione è il
malato cronico, cosa mai avvenuta. E la struttura della testa ospedaliera riceve le
informazioni elettroniche e si accorge che Luigi Brambilla ha sbandato ed è iperteso e non
normoteso come voleva la terapia e lì ci sono tre o quattro o cinque ragioni: le pillole non
funzionano, gliele hai date e lui ha una reazione biologica diversa e non lo potevi sapere
prima di averlo visto, oppure si è dimenticato di prendere i farmaci; tutte e tre le
condizioni lo portano in ospedale delle acuzie e lì si fa un altro bel ricovero che non
servirebbe se riuscissimo a fermarlo.
Questo è lo schema. Quali sono i vantaggi che noi ci attendiamo dopo aver valutato tutto
dell’area per subacuti? Decomprimere l’area degli acuti e quindi dar più spazio agli acuti,
che sono nelle condizioni di maggior urgenza. La funzione territoriale degli ospedali:
diamo una funzione ulteriore all’ospedale, i letti ospedalieri trasformati in letti tecnici per
subacuti, letti-poltrone per la trasmissione dei dati, monitoraggio continuo della patologia
e dei sintomi, quindi la possibilità di mantenere cronico il cronico. Lo sviluppo di
conoscenze sulle condizioni e sul trattamento della stabilizzazione post-acuta, cioè fare la
stabilizzazione post-acuta, non attendere che si stabilizzi, gestione dei farmaci e delle
risposte al trattamento modificato in ambito del paziente: il paziente si muove, prende i
farmaci, vede che è stabile e sa che è pronto ad andare a casa, ti chiederà lui di dimetterlo e
non ti dirà: ma sei sicuro di dimettermi? Se mi viene ancora la malattia?
Riduzione dei rischi di stabilizzazione post-acuta, che vuol dire complicanza
sostanzialmente; impatto dell’andamento di stabilizzazione della malattia sub-acuta fisico
ed emotivo – uno comincia ad essere sicuro di essere guarito, è tranquillo, sereno e se non
veniamo lo capisce; condivisione dei comportamenti preventivi – comincia a partecipare
con il medico a quelle che sono le capacità preventive – se uno è iperteso è meglio che
capisca che è meglio che non fumi, per dire, ma questa formazione la riceve lavorando
insieme con il medico proprio nell’area post-acuta, perché sta lì a vedere come funziona
l’elettrocardiogramma.
Collaborazione con i professionisti sulla salute … per raggiungere un risultato in ambito
multidisciplinare,
… però controllati con metodo e minori costi di gestione della fase post-acuta, come
risultato di questi costi che noi, per così dire, non spendiamo impropriamente perché
sarebbe improprio se il medico dovesse continuare a intervenire per le cure più banali e i
fondi non venissero invece utilizzati per le cure più complesse o per le cure che oggi la
Sanità ci offre, con un incremento continuo dei costi della Sanità, e non con un incremento
continuo dei costi impropri, che sono quelli che non servono ai cittadini, cioè non sono
elargiti in cure ma solo in burocrazia. Ma cosa ci aspettiamo?
Ancora grazie, vi abbiamo fatto il piatto lungo -stiamo per chiudere adesso- perché sennò
voi non sapete che cosa ci aspettiamo …>
L’assessore Bresciani viene contestato da una parte dell’assemblea, qualcuno dice di aver letto le sue
relazioni.
Bresciani: <Ma io sono qui apposta per dimostrarvele e per discutere, no? Che
posizione è la sua? Io le faccio la relazione perché sto dicendo e coi dati scientifici, che cosa
stiamo facendo noi, non con il fegato politico, con il cervello, capite? Perché il bisogno del
cittadino si interpreta col cervello e neanche con la voglia di fare voti; quindi facciamo
quello che serve al cittadino, per favore e quello che serve al cittadino è questo. Ho finito.
Se non vi interessa allora era inutile che mi chiamaste. Questo lavoro costa fatica ai nostri
uomini.>
Dal pubblico una voce lamenta che si sarebbe voluto sapere qualcosa del presidio di Bozzolo.
Bresciani: <Non siamo gente che viene a raccontarvi palle demagogiche.>
Sindaco: <Per cortesia, un po’ di ordine. Io direi allora di procedere e dichiaro aperto
il dibattito. Chi vuole intervenire e fare delle domande all’Assessore lo fa, si presenta,
viene qui davanti, dice il suo nome e cognome e fa la domanda all’Assessore. Stavate
parlando in tanti, adesso non c’è più nessuno che vuole farsi avanti? Io penso che ne
dobbiamo approfittare perché è venuto qui a spiegarci le motivazioni delle decisioni
tecniche.>
Bresciani: <Signor Sindaco, abbia pazienza se la interrompo un attimo. Rispondo per
gli altri che sono interessati, invece quelli non interessati possono andarsene, perché tanto
sono dati che non servono per loro, a loro serve la demagogia politica.
Qui abbiamo il programma sperimentale dell’applicazione dei subacuti –riprendo
posizione perché io non mi faccio governare da quattro agitatori- chiaro? Ho il diritto di
finire la mia esposizione, perché mi avete chiamato voi e io sono una persona onesta, che è
venuta in un collegio di gente che è la mia comunità, per proporre i temi e per proporli con
onestà e con fatica, perché questa roba qui è un lavoro faticoso, e mi meraviglio che ci sia
qualcuno che strumentalmente cerca di fare della politica fondata sul fegato e sui voti che
prende. Adesso lei ha detto la sua e io ho detto la mia. Qui abbiamo i letti tecnici per
subacuti, che è il vostro tema, è per questo che m’ha interrotto, la ringrazio. È quello di cui
voi cercate di trattare questa sera; lei mi interrompe sul programma che noi abbiamo per i
letti subacuti, perché lei non vuole che se ne parli, questo è il concetto! M’ha detto: grazie,
basta. Giusto? Complimenti! Allora, noi siamo partiti con la logica dei letti subacuti e ve
l’ho spiegata, però con i fatti, non con le balle che alcune regioni, governate da altri
schieramenti, sparano e non fanno. Qui c’è il primo esperimento per i letti subacuti d’Italia
e vi assicuro –e ve lo dico- che mi è arrivato il Responsabile dello sviluppo tecnologico e
strategico della federazione canadese e senza che io lo invitassi, perché ha saputo da
alcune industrie farmaceutiche che noi stiamo partendo con questo progetto, ha detto: è
quello che io sto cercando. Vuol dire che è un povero cretino, se ha fatto un viaggio
lunghissimo, che doveva venire a lezione da lei, per capire cosa fare.
No, io non ammetto questo, perché lui è intervenuto in un momento in cui non doveva
intervenire. La correttezza è la mia … io sono qui, son venuto corretto, ha capito? No,
basta, no! La smetto io quando il Sindaco mi toglie la parola.
Allora, letti tecnici per subacuti: c’è un programma in cui si prevedono 1.146 letti per
subacuti; c’è una logica in questo numero, perché sperimentare? L’abbiamo applicata
praticamente su tutto il sistema regionale e voi vi vedete che su Mantova c’è l’applicazione
originariamente di 30 posti letto, adesso l’abbiamo aumentata, perché di questi trenta, noi
abbiamo condiviso la logica che c’era la necessità di portare sull’ospedale, per i subacuti,
25 posti letto: mi avrebbero assorbito tutto, perché ne avrei altri cinque per altre realtà che
hanno bisogno anche loro, per cui abbiamo aumentato –Direttore generale lei lo sa- di
circa 20 unità l’assegnazione dei posti per subacuti in Mantova, numero proporzionato alla
popolazione, al bisogno della popolazione, perché partiamo sperimentalmente. L’idea è di
applicare queste tematiche, vedere i risultati sulle differenze territoriali e applicare un
modello che possa servire a tutte le necessità o magari modelli diversi: quello di
montagna, quello di pianura e quello di lago, sarebbe l’ideale perché vai verso le
differenziazioni del territorio, che noi riteniamo siano fondamentali. Il costo è 140 euro al
giorno con la telemedicina e con un’osservazione che è superiore a quella della corsia,
dove sei là e basta, aspetti di mangiare, di bere e di dormire: il subacuto là costa 800 euro
al giorno. Scusate se riusciamo a risparmiare dei soldi e fare una maggiore sanità.
Questo è il progetto dei subacuti, per cui adesso, finalmente, si può vedere quali sono i
vantaggi dei subacuti: monitoraggio continuo della patologia e dei sintomi –mai fatto;
sviluppo di conoscenza sulle condizioni e sul trattamento della cronicità –non le abbiamo,
i malati cronici li conosciamo quando si complicano e vengono in ospedale per acuti;
gestione dei farmaci e dell’aderenza al trattamento; riduzione dei rischi per la salute delle
recidive acute –mi par chiaro; esperienza del paziente derivata da maggior controllo di
gestione della sua cronicità; impatto dell’andamento condiviso della malattia sull’attività
fisica e sul ruolo sociale ed emotivo –perché dovrà entrare in società il malato cronico,
partendo da subacuto e da subacuto parte per forza; condivisione dei comportamenti
preventivi; collaborazione con i professionisti della salute operanti in ambito
multidisciplinare –è finita la cura di un medico solo, se vuole lo può fare, perché si
inserisce nel concetto di provare per cronici, quindi non impediamo a nessuno di lavorare
da solo, però dopo avrà bisogno degli specialisti, se non è un genio; miglior stile di vita
nell’habitat naturale e minori costi di gestione della cronicità. Ecco, qui noi siamo su
questa logica: il territorio è il nostro obiettivo di crescita e di evoluzione del sistema
sanitario, dopo averlo fatto crescere con le acuzie, come siamo riusciti a farle crescere e con
l’impegno di migliorare continuamente questo sistema sanitario su dati del fabbisogno
espressi o inespressi dal cittadino, cioè scientificamente provati, come validi. Grazie.
I pazienti cronici in osservazione in questo momento sono 126.000, siamo partiti tre giorni
fa, 1° di novembre, qualcosa di più di tre giorni fa.>
Sindaco: <Grazie assessore per la sua esposizione, cominciamo con il dibattito.>
Consigliere Valentini Giuseppe: <Buonasera innanzitutto. Noi abbiamo ascoltato una
bella relazione, non c’è dubbio, e nessuno mette in dubbio la validità dei posti per cronici,
perché penso che la necessità, sicuramente, non solo nel nostro territorio, ma dappertutto,
sia estrema, perché la vita si allunga e quindi purtroppo abbiamo bisogno anche di queste
cose qui. Pero lei, assessore, mi deve spiegare che cosa c’entra questo con lo spostamento
della cardiorespiratoria, perché è questo che a noi dà molto fastidio, capisce? Perché noi
abbiamo un reparto altamente qualificato, un reparto con un primario, con dei medici, con
del personale di buon livello, ottime attrezzature, che servono per il territorio, servono per
i poliambulatori, che serve un po’ a tutta la zona, non solo a Bozzolo, ma a tutta la zona
dell’Oglio Po e questo viene tolto perché poi, per accontentarci, ci si dà questi posti di
subacuti che in altre zone vengono assegnati alle R.S.A.; allora lei mi deve dire e spiegare
se è così altamente qualificante questo reparto, cioè non vorrei che qualcuno venisse qui a
prenderci un po’ anche per il naso, perché sa, noi ultimamente siamo un po’ nervosi qui a
Bozzolo, perché in questi due anni abbiamo perso diversi servizi, nonostante le tante
promesse della campagna elettorale. Posso leggere anche le dichiarazioni del giornalino
delle campagne elettorali, c’è stato detto che “insisteremo molto” –diceva il signor
Sindaco- “nell’affermare che noi, in quanto lista di centro-destra ci avvarremo in modo
continuo del supporto dei nostri politici a Milano e a Roma” poi c’è il sig. Maccari, che
dice: “è proprio questo il punto di forza e la vera novità nel panorama politico bozzolese,
Popolo della Libertà e Lega Nord si impegnano, concordando con i cittadini, un
programma politico trasparente, a garantire la continuità partitica segnata da una
omogeneità di valori, un collegamento da Roma a Bozzolo passando per il governo
regionale, sempre più importante per la promozione dello sviluppo della comunità.
Questa situazione sarà in grado di promuovere le condizioni migliori, per operare
facilmente con efficacia; pragmatismo favorito da forti collegamenti istituzionali”. Poi c’è
la sua dichiarazione, assessore –c’è la foto anche- dove è qui al Presidio, dove dice che
dopo aver visitato i reparti di riabilitazione neuromotoria e cardiorespiratoria, l’assessore
ha ribadito l’importanza vitale del presidio per tutto il territorio mantovano. Ora questi
posti letto, che sono 34, vengono tolti, vengono portati a Mantova al Carlo Poma, ridotti di
14, quindi sono 20, altri 5 posti sono già stati tolti dalla neuromotoria, quindi vedete che il
nostro Presidio si sta impoverendo sempre di più. E dopo l’esperienza dei treni,
l’esperienza dell’ASL e di altri uffici -in questi due anni ci hanno massacrato- noi ormai
alle vostre cose non ci crediamo più, questo è il discorso. Quindi noi siamo molto perplessi
su queste cose. Se veramente il reparto subacuti è necessario, benissimo, lo si metta, ma
non si impoverisca però il resto; questo è fondamentale secondo il mio punto di vista.
Perché adesso lei ha parlato molto di reparto subacuti che, lo riconosco, è necessario, ma
sono però necessarie anche altre cose. Il nostro è un territorio lontano, qui quando c’è da
risparmiare qualcosa si prende la parte mantovana che c’è in fondo, si taglia e si
arrangeranno quelli lì: si parla di popolo! Abbiamo 16.000 firme! Vere! Non le vostre che
sono false. Capisce? Quindi, se il popolo deve essere ascoltato –padroni a casa nostra, no?-
siamo persone e abbiamo una testa, quindi lei ci deve spiegare perché viene fatto questo e
non mi dica che è perché se e quando questo reparto di cardiorespiratoria sarà vicino alla
cardiologia sarà più funzionale, perché da altre parti, ad esempio Pavia e Brescia, li
mandano tutti negli ospedali privati, per esempio il Maugeri. Non è forse vero? Allora,
perché qui queste cose devono essere fatte e da altre parti no? È questo che a me dispiace.
Qui ognuno viene qui, porta via un pezzo e se ne va. Qui si impoverisce. Lei ha detto che
un letto in cardiorespiratoria costa 450/500 euro, benissimo, qui ne viene uno che costa
140 euro, quindi alla fine dell’anno Bozzolo è in rosso. Allora come la mettiamo? Avrà il
bilancio in rosso, perché se adesso trentaquattro posti letto a 450/500 euro l’uno danno un
reddito importante –mi pare che sia l’unico ospedale in attivo- adesso togliamo questi,
mettiamo 20 posti o 25 a 140 euro e mi dica lei alla fine dell’anno. Allora si fa presto l’anno
prossimo, fra due anni, a dare un altro colpetto ancora; qua noi di voi non ci fidiamo più.
Quindi noi assolutamente non accettiamo questa cosa; è inutile che veniate qui a
raccontarci le fole, avete fatto una bella esposizione, bellissima, non ho niente da dire,
però, per piacere, non prendeteci per i fondelli. Questo è il mio punto di vista.>
Sindaco: <Procediamo con gli interventi, poi l’Assessore ci risponderà alla fine.>
Segue l’intervento dal pubblico del dott. Borghesi Luigi vicesindaco del Comune di Casalmaggiore –
primario anestesista all’ospedale Oglio Po di Vicomoscano di Casalmaggiore – che interviene anche in
rappresentanza di un’associazione di cittadini che raccoglie fondi per far funzionare al meglio gli
ospedali del territorio, che si omette.
Bresciani: <L’ha detto la strumentazione politica che i cardio-operati del territorio si
troveranno completamente spiazzati? Io posso farle una domanda? Non per
interromperla, perché è un collega e quindi possiamo parlarci, la riabilitazione è area acuta
o subacuta? Attento a come risponde, perché altrimenti mi dice che lei vuole la terapia
intensiva qui. Se non lo è, allora è subacuta. La riabilitazione cardiorespiratoria è acuta?
Non è rianimazione. >
Il dott. Borghesi Luigi risponde che non concorda con la visione dell’assessore Bresciani.
Bresciani: < Signori, guardate che io uso termini tecnici, credo che io non debba andare
di nuovo a una scuola di medicina con tre specialità, compresa la toracica, eh!
No signora, non è arroganza è la verità! La riabilitazione non è acuta e sta a Bozzolo. Le
informazioni che avete avuto vi hanno preso in giro. Per favore, ho capito che crolla la
strumentazione politica, ma non abbiamo mai detto che spostiamo la riabilitazione di
Bozzolo; abbiamo detto che le forniamo uno strumento più potente, che è la
teletrasmissione dei dati, e diventa un’area subacuta cardiorespiratoria. Non viene tolto
nulla, viene aumentato il servizio. Ho capito che dispiace all’opposizione.>
Ad una domanda del dr. Borghesi l’assessore Bresciani risponde: <Quella di Bozzolo si
chiamerà area per cure subacute cardiorespiratorie, questo è il titolo che verrà dato
all’unità di 25 letti del Presidio di Bozzolo, introducendo il sistema del subacuto e della
possibilità di fare il pressing; con i dati di teletrasmissione noi riusciamo a portare i
subacuti alla stabilizzazione in un tempo inferiore a quello che si ottiene con un subacuto
che non viene monitorato e pressato. Quindi qui vuol dire che quei 25 letti processeranno
di più dei 40 letti tradizionali e quindi non viene ridotta l’attività, viene implementata e di
conseguenza la tariffa dei 190 invece di 400, sarà praticamente una tariffa che non varierà
il bilancio di questa attività, perché il tempo di compressione, per portare il malato prima a
casa, diventa più corto e tecnicamente il turn-over garantisce più pazienti nello stesso
letto.>
Il dr. Borghesi interviene ancora dal pubblico – omissis.
Bresciani: <Quindi non esiste il subacuto? Il post-acuto non esiste? Dottore, queste sono
disquisizioni puramente tecniche, però io voglio dirle una cosa: quel paziente ha bisogno
di un’area per cure acute, supplementare? Abbia pazienza, ha detto che ha bisogno del
respiratore. E col respiratore io ho bisogno di metterci della gente lì. E allora lei mi sta
dicendo che l’area per le cure acute cardiorespiratorie va in un posto dove ci siano i
respiratori, giusto? Bene! Allora noi aggiungeremo questa attività nell’ambito dell’attività
del Poma, punto e basta. Quindi manteniamo questo servizio …>
Dal pubblico viene espresso disappunto per l’ultima affermazione dell’assessore regionale Bresciani.
Bresciani: <Cosa vuol dire ah? Vi lasciamo il servizio, ve lo implementiamo, cioè
maggiora e, nell’ambito dell’acuzie, io non lascio un malato che corre il rischio di non
avere la terapia intensiva vicina, perché gli obiettivi della cura della medicina sono la
sicurezza, il concetto di avere in rete un sistema, non di avere dei monologhi per ogni
territorio dove non si parlano uno con l’altro; in rete e quindi l’ospedale di Bozzolo sarà il
punto di riferimento di quest’area per le cure subacute cardiorespiratorie, non avrà i 35
perché ne avrà 25, in quanto l’attività di questo centro sarà più rapida, più veloce e più
precisa. Quindi efficacia, efficienza nelle funzioni e sicurezza, perché io non posso pensare
che un malato ancora destabilizzato come mi sta dicendo -dopo è questione, sa, di stabilire
con un protocollo qual è il momento della dimissione dall’area delle acuzie, però quello di
cui noi abbiamo bisogno, non è di togliere il servizio di Bozzolo, è di dare un servizio
vicino alla terapia intensiva per i malati più gravi- a Bozzolo non troverebbe
assolutamente nessuna appropriatezza. È questo il problema, perché se muore uno perché
non abbiamo il tempo di mettergli il respiratore e di gestirlo, allora il problema diventa
che abbiamo ucciso qualcuno. Per che cosa? Qui noi stiamo dicendo che creiamo l’area per
i subacuti, nel modo in cui vi ho detto, estremamente più moderno e più efficace e la
lasciamo in Bozzolo; creiamo un’area per acuti –le avete viste le aree diversificatenell’ambito
del Poma perché faccia da sostegno a qualunque esigenza ci sia per la malattia
dell’acuzie, non della subacuzie. Qui rimane il subacuto, non togliamo niente a Bozzolo e
portiamo invece un servizio ulteriore, quindi aumentiamo la forza delle cure
pneumologiche respiratorie, non la diminuiamo. Se questo fa dispiacere a qualcuno, lo
racconti al cittadino che l’ha votato.>
Prosegue l’intervento del dr. Borghesi dal pubblico, che si omette.
Bresciani: <Sì, però non entriamo in un dibattito. Posso capire la sua preoccupazione,
ma dipende da come si lavora. Ho capito la sua preoccupazione.>
Segue l’intervento del dr. Claudio Silla, sindaco del Comune di Casalmaggiore … omissis …
Bresciani: <Permette che la interrompa un attimo per chiarire: i subacuti costano meno
se li tratta così, costano di più e inutilmente, se li tratta nel modo attuale; perché
attualmente i subacuti stanno in una corsia, camminano, svernano 3-4-5 giorni o 6, fino a
quando il medico dice sei diventato stabile, ti mando a casa. Sono 800 euro buttati via,
perché non hai monitorizzato le funzioni e non dai al paziente la sicurezza della terapia,
questo è il concetto, costano meno perché i tempi sono più sfruttati; quindi io le sto
dicendo che noi stiamo cercando di mantenere i servizi e aumentarli i servizi, perché
abbattendo i costi non necessari, noi riusciamo a usare quei denari per i costi necessari.
Capisce? E questo noi lo stiamo conquistando anno dopo anno. Vi do una notizia che vi
farà andare un po’ in fibrillazione: la Toscana sta seguendo il nostro percorso.>
Prosegue l’intervento del dr. Claudio Silla, che si omette.
Bresciani: <Grazie signor Sindaco, apprezzo molto il suo equilibrio in questa sua
comunicazione; i destini del territorio Oglio Po era il secondo punto all’ordine del giorno
della serata e io pensavo di svolgerne uno per volta.>
Segue l’intervento del dr. Giorgio Penazzi, - Sindaco di Viadana … omissis …
Consigliere Maioli Ermanno: <Io volevo capire, i cardio-operati del Poma venivano tutti a
Bozzolo prima –mi corregga se poi sbaglio- ma oltre ai cardio-operati del Poma, venivano
anche da altre realtà; venivano a Bozzolo ma andavano anche da altre parti per fare questo
tipo di riabilitazione, adesso, quindi, ci sono solamente i venti posti di Mantova per la
riabilitazione che si faceva a Bozzolo o vanno ancora da altre parti? Perché allora il
problema sicurezza finisce in niente, perché se la sicurezza è la vicinanza con il reparto
dove vengono operati, io penso che a questo punto non debba più esserci niente in giro,
solamente tutti i reparti vicino a dove operano e per il resto dovrebbe diventare tutto per
subacuti. Forse mi sono espresso in maniera un po’ approssimativa, ma volevo avere
questa precisazione.>
Scognamiglio Nicola coordinatore del Comitato per la salvaguardia del presidio di riabilitazione
multifunzionale di Bozzolo “Don Primo Mazzolari”: <Io questa sera sono un po’ frastornato,
perché l’assessore Bresciani ci sta spiegando un piano di riorganizzazione sanitario della
Regione Lombardia, datato novembre 2010. Quando è scoppiata questa storia del
trasferimento della riabilitazione cardiorespiratoria da Bozzolo a Mantova, tutte le forze
…>
Bresciani: <Io le sto dicendo che non viene trasferito, quindi se lei continua a parlare di
trasferimento, io le dico che non è trasferito, perché devo parlare? Io sono qui per darvi
delle garanzie, capisco le vostre paure, ma io le sto dicendo che non viene trasferito, viene
fatta l’area subacuta per i malati cardiorespiratori che faranno le stesse cose di prima, solo
che saranno monitorizzati di più.>
Scognamiglio: <Come non viene trasferito? Siamo andati all’incontro con il dottor Stucchi e
il dottor Stucchi ci ha detto così. Mi lasci finire per cortesia …>
Bresciani: <Finisca pure, ma lei non continui a parlare di trasferimenti, perché non sono
previsti trasferimenti.>
Scognamiglio: <E allora mettiamoci d’accordo: com’è la situazione? Perché la riabilitazione
cardiologica viene spostata -lei dice di no- con cosa vengono monitorati i pazienti? Non è
prevista la guardia medica per il fine settimana, il primario viene trasferito a Mantova, i
terapisti non sono previsti nell’area subacuti di Bozzolo per quanto riguarda i 20+5 posti
letto e oltretutto –e qui ringrazio il dottor Stucchi che è l’unico coerente della situazione,
perché quello corretto almeno nei confronti dei cittadini e delle 15.000 firme, perché con
tutta la contrarietà che posso avere nei suoi confronti per il progetto che ha proposto, però
è l’unico corretto in questa situazione- assessore Bresciani, le faccio vedere queste
dichiarazioni della stampa, dove dichiara, assieme al Sindaco, al dottor Loatelli e mi
sembra anche al direttore dell’ASL di Cremona, che lei il 23 maggio non era al corrente di
questo piano di trasferimento della riabilitazione cardiorespiratoria di Bozzolo.
Lei dice di non averlo detto, ma ci sono anche degli atti ufficiali, l’ha dichiarato anche il
Sindaco nel Consiglio comunale aperto del 7 giugno.>
Bresciani: <Non l’ho dichiarato io che non ne ero al corrente.>
Scognamiglio: <Lei l’ha dichiarato sui giornali e non c’è arrivata nessuna smentita.>
Bresciani: <No, io ho detto un’altra cosa qui, e gliela leggo anche, perché non vorrei che
…>
Scognamiglio: <Prima, se permette finisco il mio intervento, io non l’ho disturbata nel suo
…>
Bresciani: < Ma non può viaggiare sul fantasioso e discutere come se fosse una realtà.
Lei sta discutendo di una cosa che non è reale.>
Scognamiglio: <Io l’ho interrotta prima anche se non ero d’accordo? Per cortesia! Si prenda
l’appunto e dopo lo chiariamo. Noi questa cosa la possiamo anche subire, però un minimo
di considerazione ci vuole, del cittadino, perché noi sono cinque mesi che stiamo
raccogliendo le firme: tutto il territorio è contrario a questo progetto. Oltretutto abbiamo
anche una lettera del direttore dell’ASL di Mantova, datata 6 giugno 2011, dove dichiara –
qui mi sembra che sia presente il dottor Borelli- “il modello dell’ASL di Mantova
individua la sede di Bozzolo come destinatario di dieci nuovi posti tecnici dell’area
subacuta, senza alcun impoverimento delle dotazioni esistenti, che attualmente sono pari a
cento posti letto, di cui cinquantasei di degenza ordinaria, otto di day hospital di
riabilitazione specialistica neuromotoria e trentaquattro di degenza ordinaria; detta
opportunità, detto modello nell’opportunità della realizzazione del progetto provinciale
per le cure subacute, tende prioritariamente a privilegiare le aree periferiche del territorio
e dice che il progetto dell’azienda Carlo Poma non è coerente con il modello dell’ASL di
Mantova”, per cui l’ASL di Mantova a suo tempo aveva dichiarato che non era d’accordo e
non era conforme, quindi è un’altra cosa che voglio chiedere. Un’altra cosa è anche: lei
dichiara nel verbale della commissione III che la vostra posizione –della Regione- è
irrinunciabile indipendentemente dal consenso o meno. Allora la prossima volta invito i
politici che vengono qui nel nostro territorio a chiedere i voti, che queste cose ce le
spieghino in campagna elettorale, non che vengano attuati dopo sei o sette mesi questi
programmi, perché con queste cose al cittadino viene tolto l’unico diritto che gli è rimasto
cioè quello di esprimere la propria opinione con il voto. Perché dopo ci può star bene, noi
siamo persone intelligenti, però vogliamo che le cose ci vengano dette.
Poi prendo anche l’opportunità che abbiamo qui i tre consiglieri regionali, in primis il
consigliere di maggioranza Bottari: lei il 7 giugno ha dichiarato che era tutta una tempesta
in un bicchier d’acqua. Ah, continua! Lei continua a dire che la riabilitazione cardiologica
non viene trasferita. Io non lo so, dottor Stucchi, forse quando ci siamo incontrati –c’era
anche Piervincenzo Storti- noi siamo andati direttamente a parlare con loro, non ci siamo
capiti, ma con questo ormai è già deciso, perché il reparto viene trasferito…
No, lei -assessore Bresciani- non dice questo, insomma dottor Stucchi, il reparto di
riabilitazione cardiorespiratoria viene trasferito o non viene trasferito? Ce lo dica, perché
se non è vero, allora abbiamo scherzato, andiamo tutti a casa e siamo a posto. Questo ce lo
dobbiamo dire.>
Bresciani: <Ma non ha capito!>
Scognamiglio: <E poi l’assessore Maccari due giorni prima dell’incontro in Regione, dove
avete deciso queste cose, era anche lui contrario a questo progetto.
Allora, assessore Bresciani, va bene, se non lo trasferite, i pazienti in quarta-quinta
giornata vengono trasferiti ancora qui a Bozzolo, ma noi siamo tutti contenti. Allora lei ci
dice che dopo l’intervento, la riabilitazione cardiorespiratoria –è questo che lei dichiara- è
per un paziente subacuto e dopo 4-5 giorni sono pazienti subacuti; quindi la riabilitazione
è subacuta.>
Bresciani: <Quindi la riabilitazione cardiorespiratoria si chiamerà “area per cure
subacute cardiorespiratorie” cioè prende un punto in più.>
Scognamiglio: <Ma che punto in più che non ci sono i terapisti in quei 25 posti letto.>
Bresciani: <Perché monitorizziamo e monitorizzando …>
Scognamiglio: <Guardi, noi la telemedicina è trent’anni che la stiamo sperimentando,
perché noi avevamo i nostri medici di base che chiamavamo alla mattina, non ci
rispondeva il medico, ci davano le terapie per telefono.>
Bresciani: <Sapete cosa vi dico? Siccome siamo in piano attuativo, è molto semplice
quello che succede: nell’area dell’acuzie per i cardiorespiratori, quella che si pone in
ospedale, si stabiliscono i protocolli, si stabilisce quando è il momento del trasferimento
del malato.>
Scognamiglio: <Dopo quanti giorni?>
Bresciani: <Appena è possibile. E si stabiliscono i principi.>
Scognamiglio: <Ma poi, oltretutto, i subacuti che vengono posizionati qui a Bozzolo, non è
solamente …>
Bresciani: <Guardate che i subacuti di Bozzolo sono i subacuti di tutta la regione, cioè
quello che succede a Bozzolo succede in tutta la regione; non abbiamo nessuna voglia di
“dare” dei danni. È chiaro questo?>
Scognamiglio: <Ma nessuno dice che volete fare dei danni, ci mancherebbe.>
Bresciani: <Allora io dico che verrà organizzato in sinergia di rete il sistema del Poma
con il sistema dei subacuti di Bozzolo; il paziente arriverà ai subacuti di Bozzolo se non
dice di no, perché il paziente è libero di scegliere. Nell’ambito dei subacuti ci sono delle
caratteristiche cliniche che dicono adesso è il momento di trasferirlo, viene condiviso dal
sistema dei professionisti di Mantova con i professionisti di Bozzolo il percorso di
continuità, e a quel punto Bozzolo fa esattamente quello che ha fatto fino ad adesso.>
Scognamiglio: <Non lo so. Io le lascio visto che è tre mesi che cerchiamo di consegnarle …>
Bresciani: < E poi chiudo se mi è consentito, dato che do una risposta a lei, ora, e poi fra
tre mesi di applicazione, verifichiamo i risultati e capirete che opporsi vuol dire togliere al
cittadino delle possibilità terapeutiche migliori.>
Scognamiglio: <Io sono stato …>
Bresciani: <Ho detto tre mesi, dopo veniamo qui, come abbiamo fatto con
l’emergenza/urgenza nell’ambito mantovano più alto e abbiamo dimostrato come con la
stessa resistenza che avete dato voi, tre mesi dopo, che abbiamo ottenuto dei risultati
migliori e sono stati riconosciuti dagli stessi resistenti. Noi andiamo avanti perché questo è
il miglioramento del cittadino; al come ci pensiamo noi che siamo della clinica, ci pensano
loro; quello che io posso garantirvi è: istituzione dell’Area per cure subacute
cardiorespiratorie di 25 letti qui, in continuità di cura con l’istituzione dell’area per cure
acute cardiorespiratorie a Mantova; la rete vuol dire collegamento perfetto dei due sistemi.
Questo è quello che io vi garantisco: il controllo al terzo mese dei dati -che chiederemo ai
direttori generali- il confronto e il miglioramento dei risultati che ne verranno. Questo è
quello che vi garantisce l’assessore e qualunque cosa altra, diversa si dica, non è in
coerenza con quello che l’assessore ha come capacità di delega, di dare indicazioni a tutti
gli operatori del territorio che sono coinvolti, di seguire queste indicazioni. Confrontiamo i
dati fra tre mesi. Questo sistema dei subacuti è un sistema di subacuti studiato
profondamente, per anni; abbiamo visto le esperienze di altri, siamo convinti che questo è
un passo avanti, nel piano socio sanitario regionale è scritto e io ho il compito di eseguirlo.
Certamente ho anche il compito di comunicare a tutti i cittadini del territorio che facendo
così noi soddisfiamo i fabbisogni del territorio, espressi e non espressi, perché la scienza
qualche volta trova dei bisogni non espressi dal territorio perché non sono ancora sentiti:
questo è l’impegno dell’assessore; ci ho messo la faccia sul 118 e abbiamo dimostrato che
avevamo ragione e il 118 continua, anzi addirittura siamo arrivati al 112 adesso, perché il
ministero ci ha chiesto di applicare sperimentalmente su Varese un elemento migliorativo
che abbiamo proposto al ministero. Su questa base, vi dico che tutto quello che è stato
scritto e dichiarato non è in coerenza con questi ultimi elementi, è possibile che durante le
elaborazioni del progetto si sia potuto anche dibattere alcune tematiche, alcuni modi
risolutivi diversificati, però quello che vi dico io, per questa sera, è questo, altrimenti vi
dico anche un’altra cosa: voi ci scrivete il progetto …>
Scognamiglio: <Sono tre mesi che cerchiamo di darglielo.>
Bresciani: <No, scrivete un progetto che dimostri che il vostro è superiore al nostro e
allora, a quel punto, io ho l’obbligazione di potere discutere in Consiglio la legittimità di
variare il Piano socio-sanitario regionale, altrimenti, ovviamente, noi decidiamo che quella
è l’appropriatezza perché le deleghe le abbiamo noi; se le aveste voi fareste lo stesso,
perché avreste la responsabilità di governare. Quindi siamo qui per ascoltare voi; ho
capito le vostre paure, conosco perfettamente –se non perfettamente, non ci sono vissutoperò
conosco bene la realtà dell’Oglio Po, adesso ne parliamo perché siamo qui con
elementi di risposta, non siamo venuti qui per fare due chiacchiere; quindi elementi di
risposta basati anche su quelli che sono i risultati degli incontri che i consiglieri poi vi
riferiranno e poi io vi dirò anche le conclusioni derivanti da questo. Però, per quanto
riguarda Bozzolo, io direi che ci siamo detti quello che era necessario. Ho capito le vostre
paure: le annullo dicendovi che mi assumo la responsabilità di quello che vi ho detto. Ci
sono due domande.>
Scognamiglio: <No, adesso voglio finire un attimo; un’ultima cosa e dopo concludo, perché
altrimenti …>
Bresciani: <Comunque io a lei ho detto quella che è l’intenzione nostra, al di là di quello
che è stato scritto. Continui pure su questa base.>
Scognamiglio: <Se lei mi dice che il modello che ha in testa di Bozzolo è quello che c’è a
Lumezzane, allora questo a noi sta bene, perché a Brescia operano e il cardio-operato viene
trasportato là in alto, in montagna, che se ci fosse un’urgenza, come sta dicendo lei,
dev’essere portato via con l’elicottero: allora là va bene e funziona la telemedicina, allora
facciamolo anche qui a Bozzolo. Noi è 3-4 mesi che stiamo tentando, abbiamo chiesto ai
nostri amministratori, possiamo parlare? Avevamo chiesto ai nostri amministratori di fare
da intermediari e loro ci avevano promesso che avremmo incontrato l’assessore Bresciani,
qui ci sono il dr. Loatelli e il Sindaco: non è vero che vi abbiamo chiesto questo? Voi
potevate dire: abbiamo un comitato nel nostro paese che ha raccolto 15.000 firme e quindi
chiediamo che venga anche ascoltato il parere dei cittadini. Adesso, a frittata già fatta, è
tardi. Visto che è stato messo sul sito della Regione per 70 giorni e il cittadino poteva
leggerle e fare delle proposte migliorative o delle opposizioni: noi ce le avevamo queste
cose! Abbiamo chiesto ai nostri interlocutori –gli amministratori- che anche in campagna
elettorale ci hanno venduto che in Regione abbiamo dei referenti … il concetto rimane,
perché allora non andrebbero bene neanche gli altri modelli di sanità privata che ci sono.>
Il Sindaco chiede a Nicola Scognamiglio di chiudere l’intervento.
Scognamiglio: <Certo, perché quando il cittadino deve parlare e vuole porre le sue ragioni
…>
Sindaco: <Hai avuto tutto il tempo per fare il tuo intervento. Nessuno ti ha tolto la
parola, nessuno ti ha rubato del tempo.>
Scognamiglio: <C’è gente che ha parlato molto più di noi.>
Bresciani: <Io do la risposta che ho dato prima: io non vado a fare confronti territoriali
diversificati perché ci può essere anche una logica diversa sul territorio e assicuro che la
Sanità a Sondrio è diversa e addirittura a Livigno è diversa da quella del Sistema
lombardo. Chiaro? Io vi dico che mi impegno a rispettare questi elementi che vi ho fornito
dicendovi esattamente quello che ho detto, e quindi ripeto nella mia risposta, il modello di
continuità delle cure agli acuti, ai subacuti e ai cronici è quello che vi ho espresso
precedentemente, che dopo i subacuti ci sono i cronici e quindi è la continuità di cure che
non c’è mai stata in regione Lombardia. Mai stata, perché la continuità delle cure richiede
struttura, funzione, organizzazione e non c’è mai stata la struttura, la funzione e
l’organizzazione della continuità delle cure e questo ve lo dice l’insufficienza che è stata in
questo momento applicata nell’ambito delle cure croniche. Il subacuto è un polmone che
sta in mezzo, perché il subacuto –e ve lo dimenticate- potrebbe diventare il paziente
cronico che comincia un processo verso l’acuzie e invece viene risolto il problema
nell’ambito del subacuto. Capite? Quindi è uno schema ben preciso, non è un capriccio
politico, è uno schema preciso questo e di conseguenza vi garantisco la continuità delle
cure, la formazione da parte del direttore generale di un protocollo di cura che specifichi -
protocollo vuol dire che fa che cosa, quando e che cosa ci si aspetta- che condivida con i
medici che operano nella struttura di Bozzolo, per garantire la continuità delle cure di due
aree diversificate: una acuta e l’altra subacuta, per poi portare il malato subacuto a casa in
regime di cronicità, il più presto possibile, perché a casa sta meglio.>
Segue l’intervento del sig. Pasotto Pierluigi, assessore ai servizi sociali del Comune di Casalmaggiore…
omissis …
Bresciani: <Io ho ripetuto qui quello che ho detto in Commissione tecnica e dico che chi
entra nell’area del subacuto entra a Bozzolo se il paziente non si rifiuta, perché noi
abbiamo un’altra logica: che il paziente sceglie dove andare. Non lo condizioniamo ad
andare in un certo posto, lo aiutiamo ad andare nel posto disponibile e lui sceglie. Quindi
verrà a Bozzolo, sui nostri sistemi di protocollo, per le cure subacute e poi croniche sul
territorio. Ovvio, però sono questi protocolli di procedura, l’accordo fra i professionisti,
che determineranno il flusso e il modo di gestire, perché è chiaro che il professionista, se
mette la continuità delle cure di rete su questo territorio, le pone e dice al paziente: noi le
garantiamo la continuità delle cure di rete su Bozzolo, siamo meno organizzati sull’altra
area. Ma le voglio dire un’altra cosa: le cure subacute, io non vorrei proiettare di nuovo,
sono un’esperienza di nucleo che facciamo su tutto il sistema regionale lombardo, non solo
su Bozzolo e quindi non ha senso che voi pensiate che noi vogliamo sopprimere l’attività
di Bozzolo, perché le cure subacute, così intese e non negando quanto avveniva prima,
vengono applicate su tutto il territorio lombardo, sperimentalmente. Capaci di correggere,
anche, perché abbiamo anche l’umiltà di farlo, se i risultati, ovviamente con la massima
sicurezza per il paziente, dovessero/potessero essere migliori. Fra tre mesi ci troviamo
qui, discutiamo questa tematica, ma non solo con voi, lo faremo su tutte le altre province
della regione Lombardia, perché voi sapete che io sono uso ad andare a discutere con la
gente del mio territorio, della mia comunità e cercare di far capire alla gente dove
vogliamo andare, perché qualche volta la stampa ha altri oggetti od obiettivi. Quindi io mi
impegno con voi a queste espressioni di processo e fra tre mesi la tecnica lo consentirà,
forse tre mesi son pochi, saranno quattro, appena abbiamo i dati, noi veniamo e ci
confrontiamo, poi sentiremo da voi che cosa non va bene e sapremo, nell’ambito del
progetto -che c’è e che va svolto per forza, perché io sono dell’esecutivo e quindi quel
piano è un piano, chiaro? E il Piano non è stato scritto coi piedi, è stato scritto studiando,
perché abbiamo le persone che studiano. Io anche non mi fermo, voi capite che la tecnica è
anche una mia conoscenza di base- confronteremo questo. Quindi non c’è nessuna paura
di trasferimento, c’è la costituzione, sull’area esistente, di un’area per subacuti perché da
adesso in poi si chiamerà così. Vi devo dire anche un’altra cosa, che io sto tutelando
quest’operazione perché il ministero chiede di ridurre le aree di riabilitazione e io le
sostituisco con le aree subacute, perché non voglio subire imposizioni. Se chiudiamo le
aree di riabilitazione è qui che invece abbiamo il ridurre un servizio, mentre così non lo
riduciamo. Con i letti per subacuti io riesco a non subire l’imposizione del ministero che
vuole che io da 4,3 posti letto per 1.000 abitanti passi a 4 e poi saranno 3,7 e io ho detto al
mio direttore generale Lucchina che non potrò mai accogliere la riduzione dei servizi per
una questione di riduzione di finanze, cercherò di far fare ai miei dei risparmi potenti,
senza abbattere i servizi, ma abbattendo i costi impropri. Per cui io trasformo i letti
ospedalieri in letti per subacuti per la funzione che hanno e avrò i letti, quando dovesse
succedere un periodo di emergenza –speriamo mai- io posso trasformare i posti letto per
subacuti in letti per acuti perché acuti saranno, se ci fosse quell’emergenza e in quel caso
non devo chiederli al Veneto. Questa è la protezione del sistema, cercando di capire dove
si vuole andare. Il fallimento della politica delle Regioni è un fallimento che è trent’anni
che lo vediamo, perché in trent’anni i governi centrali, indipendentemente da chi ha
governato –e qui non faccio polemica politica- non sono riusciti a far smettere a quattro
Regioni di fare l’87% del debito del sistema sanitario italiano e questo ci condiziona ad
avere meno risorse e io le meno risorse voglio non utilizzarle nei costi che non danno
utilità alla gente, non utilità agli amici per poi avere il voto di scambio, che è una cosa che
nel Lazio è notissima: dieci miliardi di buco; ma c’è la Sicilia, c’è la Calabria, c’è la
Campania, c’è la Puglia; non è la politica, è il fallimento della politica che non riesce a
impedire a queste regioni di sprecare danaro, portarlo via al nord, a tutto il nord che
lavora, comprendendo l’Emilia Romagna e la Toscana, e portandolo via riesce a darlo agli
amici e continua a darlo agli amici, perché se non lo facesse non potrebbe avere i voti:
questo è il problema che avete voi. Le vostre paure devono sparire di fronte alla
professionalità di un cardiochirurgo che ha fatto il suo lavoro per trent’anni e che vi dice:
vi prometto questo mettendoci la faccia e sapendo che mi chiamerete qui a rispondere. È
una protezione, perché se io devo abbattere i posti letto e devo cercare di contenere i costi
impropri perché mi aumenta la spesa ma lo Stato non mi dà più soldi, è là che taglio
servizi, ma in quel caso dovrò chiedere al Magistrato se ridurre i finanziamenti dei bisogni
provati della gente, non sia una violazione penale dell’articolo 32 della Costituzione che
parla di tutela della salute. In Sanità non si taglia, i servizi non si tagliano, ci hanno tagliato
-il problema degli ospedali- perché il Ministro è riuscito a fermare l’accordo di
programma. Io ho degli ospedali che non sono in sicurezza antincendio, però non li
chiudo, rischio la galera se mi si brucia qualcuno, ma non mi lamento. Aggiusteremo. Ma
non cominciamo da voi, cominciamo dappertutto! Non avete visto? Perché non avete
voluto vedere quel grafico?
Se vi do i posti per subacuti, non vi serve più che il 37% dei cronici stia nell’area degli
acuti, avete bisogno di minori posti letto, ma non voi, il sistema.
Per favore mi lasci finire.
Io vi ho detto perché vado in questa direzione e ve l’ho detto che vado in questa direzione
col coraggio delle mie responsabilità, vorrei vedere chi viene a rischiare qui. Ma vi rendete
conto che sono venuto qui a dirvi perché faccio questo? Perché ho uno spirito
fondamentalmente federalista, altrimenti avrei fatto quello che ha fatto lo Stato ieri:
chiama della gente non votata da voi, fregandosene del vostro voto.
La passione, guai se non c’è; la passione fa dire le verità, anche, però io vi dico questo: io
questa sera chiudo, chiudo questa sera per passare al punto 2. Questa sera io passo al
punto 2. Scusate, vorrei chiudere perché abbiamo il punto 2. e non vorrei che questo
soffrisse. Allora il consigliere deve fare una precisazione, dopo la precisazione di Torchio,
però, scusi, sto guidando io e non mi pare giusto.>
Sindaco: <Ed è molto bravo!>
Bottari Claudio, consigliere regionale Lombardia: <Visto che sono stato citato vorrei fare una
precisazione: la formulazione dell’assessore di Casalmaggiore ultima, sulla discussione in
Commissione, è subdola perché “la chiusura dell’ospedale” è il titolo dell’interrogazione.
È subdola perché letta come l’ha letta lei e per due volte -io non l’ho interrotta, per cortesia
non faccia il maleducato- sembra che sia la decisione della Regione: quello è il titolo
dell’interrogazione, di chi ha presentato l’interrogazione “chiusura del reparto di
Bozzolo”, attenzione, non è la discussione o la decisione o l’obiettivo, quello era il titolo
dell’interrogazione, di chi ha presentato l’interrogazione, allora è giusto precisare questa
cosa. Sul mio intervento in televisione, io ho detto che era una delle ipotesi di cui si è
discusso durante le numerose riunioni che sono state fatte e di fronte a tutti i
rappresentanti del territorio eletti in Regione, perché nelle riunioni abbiamo sempre
partecipato ad esempio io e il consigliere Pavesi o il consigliere Maccari, oggi assessore, e
noi rappresentanti, eletti del territorio, siamo sempre stati presenti e ci siamo sempre
mossi nell’interesse del territorio. Perché attenzione, questa animosità, peraltro legittima
perché di dubbi ne ho avuti anch’io, l’ho vissuta l’anno scorso quando si è trattato di
parlare della riorganizzazione del 118 coll’azienda Areu, c’era la stessa identica animosità
per esempio a Castiglione delle Stiviere dove c’erano 150 persone assolutamente,
legittimamente infervorate perché quando si va a cambiare qualcosa, che sembra che
funzioni, perché si è abituati a vederla in quel modo, eh, sembra –sto parlando del 118-
l’animosità era assolutamente identica; io avevo le stesse perplessità, l’assessore ha fatto lo
stesso ragionamento, ha detto dateci sei mesi di tempo, in quel caso, per vedere i risultati
ed alla distanza di un anno io ho verificato personalmente i risultati della sperimentazione
della riorganizzazione del 118, e la riorganizzazione è andata perfettamente, funziona
perfettamente pur avendo ridotto la presenza degli automezzi perché è una questione di
logistica e di organizzazione. C’era molta gente, molti politici che hanno protestato, hanno
raccolto firme, hanno fatto la stessa identica cosa. È per questo che io personalmente ho
detto ai rappresentanti del territorio di dare un’apertura di credito, perché se peraltro
l’Assessore, esperto in materia, ma non ha bisogno certo della mia dissertazione in merito,
ha deciso in questa direzione è perché evidentemente ha visto altre esperienze ed altre
situazioni analoghe al caso di specie, che hanno dato ottimi risultati. Quindi l’apertura di
credito che io do questa sera all’assessore è la stessa che gli ho dato l’altra volta, perché ha
garantito la verifica dei risultati da qui ad un certo lasso di tempo. Questo è ciò che mi
tranquillizza, perché c’è l’assunzione piena di responsabilità da parte dell’organo di
amministrazione, che è quello lì e che ha l’esperienza necessaria, viste esperienze analoghe
che hanno funzionato. Siccome sulla scorta dell’esperienza dell’anno scorso, che avevo gli
stessi dubbi, perché quando si toccano le cose sembra sempre che caschi il mondo, la
riorganizzazione ha funzionato perfettamente e per questo mi sento di sostenere il suo
progetto.>
Segue un intervento dal pubblico … omissis.
Bresciani: <Consigliere, la pregherei di leggere dove io dico del trasferimento se lo
trova, non lo trova perché io non ho mai parlato di trasferimento, ne ha parlato la forza
che ha strumentato questa operazione.>
Pavesi Giovanni, consigliere regionale Lombardia: <Ascolta Peroni, ad onor del vero, quello è
il titolo dell’interrogazione che io ho presentato all’assessore con risposta scritta in
Commissione diretta e l’interrogazione da me fatta ricalca le preoccupazioni, i timori, le
riflessioni, il movimento, la raccolta delle firme, lo spirito che ha animato, che anima
naturalmente, ed in modo coerente e serio, questa assemblea ed il Comitato stesso. Quindi
quello è il titolo che ho dato io all’interrogazione, perché era quello che si presupponeva
che fosse. In quella sede, l’assessore Bresciani ha detto le stesse identiche cose che ha detto
stasera, al che gli ho detto: lei mi ha quasi convinto, anzi sono quasi convinto come lei
della bontà del suo progetto, rispondendo a questo disegno di riorganizzazione sanitaria a
livello regionale, non deve convincere fino in fondo me, deve venire sul territorio, deve
condividere con la gente questo progetto, al che siamo arrivati a questa sera. Ora io questa
sera ho sentito una serie di ragionamenti che sono diversi, per quanto mi riguarda, da
quello invece che io stesso ho sempre avuto e cioè che ci fosse sic et simpliciter il
trasferimento della riabilitazione cardiorespiratoria da Bozzolo a Mantova al Carlo Poma.
Nella stessa occasione –che poi sono i temi ricalcati nel Consiglio comunale di Viadana e
anche di Bozzolo, c’era presente l’assessore Maccari- abbiamo detto: c’è bisogno quindi di
ridiscutere, alla luce di questo disegno generale che l’Assessore ha sulla Sanità a livello
lombardo, di quello che dovrà essere il destino dell’Oglio Po, che sono poi le
preoccupazioni espresse da Silla, da Penazzi e da altri, quindi vogliamo capire e prima di
dire un sì definitivo a questo progetto, qual è il destino di questo territorio, che cosa si
intende per “riorganizzazione dei sevizi sanitari del territorio”, perché questa discussione
la abbiamo già fatta trent’anni fa, allora si decise di avere e di scegliere l’ospedale Oglio Po
come plesso per subacuti del territorio. Ora vogliamo capire che la fine di Bozzolo non sia
la rimessa in discussione dei servizi sanitari dell’Oglio Po perché, a questo punto, c’è
bisogno –se non lo è io ne sono felice- è il secondo punto, perché la questione di Bozzolo
non può andare scissa, divisa, separata dal riordino complessivo della Sanità in questo
comparto, perché altrimenti verrebbe meno uno sforzo e un impegno politico che abbiamo
raggiunto trent’anni fa. Oggi lo stiamo rimettendo in discussione; dobbiamo capire la
necessità quindi di vederci stasera, ma di rivederci ancora per vedere se effettivamente
questo disegno funzionerà, com’è accaduto per esempio per il 118, lo dico tranquillamente
che non c’erano pregiudiziali da parte del sottoscritto che rappresenta l’opposizione, allora
abbiamo dato fiducia e il risultato c’è stato. In questo momento lei ha parlato in modo
diverso o comunque che ha calmierato preoccupazioni che erano a tutti gli effetti esistenti,
vediamo poi nel secondo punto di fare un discorso generale che non è conclusivo, secondo
me, è l’inizio di un ragionamento politico che ha bisogno di essere approfondito a più
livelli sul territorio. Tanto per chiarire e per dare spiegazione anche che quello è il titolo
dell’interrogazione che ho dato io, perché Bresciani non la intendeva così; in commissione
non ha mai detto “io chiudo Bozzolo” e questa sera lo ha ribadito. Cerchiamo di capire che
cosa accadrà, lo stiamo valutando assieme.>
Bresciani: <Per chiarire alcuni aspetti: abbiamo parlato di rete orizzontale del sistema
dell’emergenza/urgenza, ve lo ricordate? E la rete è fatta di funzioni; dalla rete non togli
gli attori, li rinforzi: questo è il concetto. Per cui rinforzare il servizio cardiorespiratorio
con una struttura per acuti dedicata e in continuità con la struttura per subacuti e in
continuità con i cronici, vuol dire dare finalmente un disegno alla continuità delle cure
che, francamente, fino a adesso non c’è stato. Ma vuol dire coinvolgere, per le capacità
operative che hanno, tutti gli attori che sono deputati per gli acuti, per i subacuti e per i
cronici, non è il discorso di escludere, tagliare e portar via, perché se noi portiamo via chi
sa produrre del lavoro, noi togliamo alla gente la possibilità di sfruttare dei valori che la
gente sa produrre, quindi questo è il concetto, che stiamo creando un sistema di rete di
continuità assistenziale per le cure cardiorespiratorie, per le cure oncologiche, per le cure
diabetologiche, dividendole per acuti, subacuti e cronici, perché finalmente lì si sa chi fa
che cosa e invece i protocolli regoleranno il sistema. Devo dire al Direttore generale del
Poma di Mantova che una novità che ci sarà nelle regole future che guidano l’attività di
chi esprime sul territorio le nostre convinte indicazioni, è che ci saranno le obbligazioni
per fare i protocollo clinici-terapeutici condivisi con attori che fanno che cosa, quando e
come e di conseguenza la continuità delle cure viene regolata da questa specie di spartito,
perché io non parlo di solisti, ma parlo di concerto e di orchestra e me ne avete sempre
sentito parlare. Ora nell’orchestra io non posso mettere un solista e far fuori tutti gli altri,
capite? Più ne ho e meglio sto.>
Sindaco: <Onorevole Torchio, facciamo intervenire prima il consigliere Gazzoni che ci
parla di Bozzolo e poi passo subito la parola a lei. Per chiudere l’argomento Bozzolo che
poi passiamo a quello che riguarda l’area Oglio Po.>
Consigliere Gazzoni Emilia: <Anche lei è frastornato, vero? Io volevo fare una sintesi per noi
comuni mortali, perché io ho chiesto qui al mio capogruppo: “ma tu cos’hai capito”? Mi ha
detto: “niente”! Allora facciamo una sintesi semplice dottor Bresciani, me lo conceda
perché sono qua dalle sette, mi guidi in questo ragionamento che per me dev’essere
semplice: non c’è nessun trasferimento, sì o no?>
Bresciani: <No.>
Gazzoni: <Però qualche cambiamento c’è.>
Bresciani: <Certo, per migliorare.>
Gazzoni: <Bene. Ah, questo è l’obiettivo: migliorare. Perché lei ha parlato di territorio,
ha parlato di funzione –mi sono annotata alcune parole chiave: territorio, funzione,
risparmio.>
Bresciani: <No, non ho detto risparmio.>
Gazzoni: <Ah no? Allora ho capito male.>
Bresciani: <Ho detto abbattimento dei costi impropri, che non sono risparmio. I costi
impropri sono quelli che dichiaratamente non han dato vantaggio né clinico né
terapeutico. Ho parlato di tagli dei costi impropri che sono quelle robe che si chiamano
anche tangenti.>
Gazzoni: <Stia tranquillo e non la butti sulla politica che io ci capisco ancora meno.>
Bresciani: <No, io non la butto sulla politica se a lei non spiace, quando di politica si sta
facendo.>
Gazzoni: <Io non faccio politica, le chiedo solo dei chiarimenti, perché lei ha parlato
dall’alto delle sue competenze ...>
Bresciani: <Non ho detto risparmi, capisce?>
Gazzoni: <... e noi qui siamo tutti frastornati perché non abbiamo capito niente.>
Bresciani: <Lei ha insinuato “risparmi” il che fa pensare alla gente che tagliamo i
servizi. No, tagliamo i costi impropri.>
Gazzoni: <No, non ho detto che tagliamo, ho detto che non viene tagliato e trasferito
niente, parliamo di cambiamento, giusto? Per il miglioramento. Allora io le chiedo: qui
c’era un servizio che funzionava benissimo, continuerà ad esserci? Fino a metà dicembre?
Allora perché se qui c’è un servizio che funziona molto bene, deve essere in ragione del
miglioramento cambiato? Non dico spostato, dico cambiato.>
Bresciani: <Ma io mi chiedo se fare dei progressi voglia dire non cambiare.>
Gazzoni: <Allora mi spieghi questi progressi.>
Bresciani: <Le ho detto la continuità delle cure: dalla cura acuta alla subacuta e al
cronico; sono tre aree che non sono state create dal sistema sanitario oggi.>
Gazzoni: <Quest’area che noi avevamo, che abbiamo fino a dicembre ...>
Bresciani: <Che continuerete ad avere, perché avete sempre trattato dei malati
prevalentemente subacuti.>
Gazzoni: <Allora, va bene, continuo a non capire, però adesso chiedo al mio Sindaco e
anche ai Sindaci che sono intervenuti prima e ai Vicesindaci, se le loro preoccupazioni
iniziali, perché il sindaco Compagnoni ha esordito esprimendo le sue preoccupazioni in
merito alla situazione di Bozzolo, non parliamo del territorio, quello è il secondo punto, mi
pare di aver capito, allora io voglio capire, Anna tu sei ancora preoccupata o l’intervento
del dottor Bresciani ti ha tranquillizzata?>
Sindaco: <Quello che posso dire è che io sono la prima autorità sanitaria di questo
Comune, ma non posso deciderne la programmazione, quindi questa programmazione
deve essere decisa dai tecnici che operano e che lavorano sul territorio e alla fine
comunque la decisione è in capo all’Assessore alla Sanità, quindi al dottor Bresciani e lui ci
dice e ci sta rassicurando e rincuorando che questo è un progetto di miglioramento sul
nostro presidio, io attendo, come lui ci ha ribadito, i dati, quindi entro cinque-sei mesi ci
ritroviamo per fare il punto della situazione, per tranquillizzarci tutti e quindi dobbiamo
anche monitorare la situazione, ci dobbiamo affidare a qualcuno, perché il cambiamento
può portare a dei miglioramenti; questo è sempre stato nella storia.>
Bottari: <Signora, riprendo l’esempio di prima: tutti pensavano che funzionasse bene
il 118 con sei automediche; funzionava benissimo. Oggi funziona meglio, comprovato dai
dati dell’Areu, statistici eh, non me li invento io, si può chiedere al direttore Zoli,
funzionano meglio con cinque automediche, sono stati ridotti quelli che l’Assessore
chiama “costi impropri”. C’erano sei automediche, non servivano, erano tante, erano
troppe.>
Bresciani: <Consigliere, 0,5 interventi al giorno con un’automedica con dentro un
medico e il medico poco esperto perché fa poche attività, creava dei problemi di cui non si
è accorto il pubblico ministero.>
Bottari: <Io rispondo non da tecnico, da politico, perché lui fa il tecnico, io faccio il
politico, il politico sono io non è lui, quindi anch’io mi prendo le mie responsabilità come
me le sono prese sul treno; io sono stato quello che ha rotto le scatole con l’interrogazione
e con la mozione in Consiglio, perché io non guardo in faccia a nessuno. Stesse perplessità:
c’erano sei automediche gestite male, sembrava che funzionasse bene, tutti dicevano
funziona benissimo guai a toccare; dati statistici, comprovati: funziona molto meglio con
cinque. Meno autoambulanze. Se dice che funziona meglio con meno posti letto, perché c’è
una diversa applicazione tecnologica, avrà le sue ragioni; l’ha studiata questa cosa, non se
l’è inventata.>
Bresciani: <Ma non vengono ridotti i posti letto, viene trasferita la funzione.>
Bottari: <Io parlo da non tecnico – trasferite le funzioni: va bene? Vi sto facendo
un’analogia che è palpabile, constatabile oggi con i dati oggettivi, statistici rilevati dalla
centrale operativa, perché vengono registrate le chiamate, le uscite, gli arrivi e sono
migliorati con meno ambulanze. Meno automediche, perché è stato costituito un sistema
di logistica e di organizzazione che è diverso da quello di prima, con meno mezzi di quelli
di prima, ma che funziona meglio perché era una questione di organizzazione; sta
lavorando per la salute dei cittadini, non contro la salute dei cittadini. È per questo che io
ripeto da rappresentante del territorio eletto qua, non nominato, eletto, sono fiducioso di
questa riorganizzazione. Poi, siccome la prova provata l’abbiamo solo ex post, quindi a
consuntivo, come l’abbiamo per il 118, vediamo.>
Dal pubblico interviene Giuseppe Torchio, presidente del GAL Oglio Po, il cui intervento si omette.
Alla sua domanda risponde Stucchi Luca Filippo Maria Direttore generale dell’Azienda ospedaliera Carlo
Poma di Mantova … omissis.
Prosegue quindi l’intervento di Torchio, che si omette.
Bottari: <Scusa Torchio, faccio un piccolo inciso, tre miliardi e mezzo di buco del
Lazio, così li citiamo tutti, rimborsati dal governo Prodi, il 21% erano soldi dei cittadini
lombardi, quindi circa settecento milioni, così li mettiamo tutti, no? rimborsati da Prodi a
Marrazzo e solo col federalismo fiscale si prevede di risparmiare dai sei ai dieci miliardi di
euro: ecco la risposta politica a quello che dicevi. Questa è la risposta politica del Governo,
con un provvedimento già approvato dalla Camera e dal Senato: si chiama federalismo
fiscale, sperando che Monti, il commissario di questa nazione mandato dalla Comunità
Europea, possa acconsentire di finire gli ultimi decreti attuativi. Se tu fai politica, son
capace di farla anch’io, eh! Adesso tu hai fatto politica, allora son capace anch’io e io non ti
ho interrotto, non ho urlato. Non ti ho interrotto, non fare il maleducato con me; io ti ho
rispettato, rispetta me; sto dando delle risposte politiche, anche alla signora che si alza
dietro col ditino, sto dando delle risposte politiche con dei fatti e con dei numeri; son
capace di darli anch’io i numeri, non in quel senso che intendi tu.>
Maccari Carlo, assessore alla Semplificazione e Digitalizzazione della Regione Lombardia: <Grazie al
Sindaco, grazie al Consiglio comunale di Bozzolo che ha voluto con questo incontro fare
un passaggio che io penso importante, magari era da fare anche prima, grazie a Nicola
(Scognamiglio) e agli amici che hanno con passione sostenuto tesi che io credo alla fine
sono servite anche alla Regione, alla Giunta, in particolare all’Assessore, a tutti, a fare
riflessioni più approfondite e anche –Torchio l’ha sostanzialmente rilevato- a fare
approfondimenti; le pressioni di Pavesi, di Bottari e di tutti, dei consiglieri comunali. Non
è facile discutere di questi agomenti, perché chi oggi come Nicola, come tanti altri,
sottolinea il vantaggio, la forza, il funzionamento di quello che c’è, fa e svolge un compito
assolutamente legittimo, non dico facile, perché è un compito importante, chi sta da questa
parte, oltre a fare questa lettura ha anche il compito di guardare la prospettiva di dieci, di
cinque anni, di quello che succede, di quello che succede in Italia, di qual è l’orientamento
del Ministero, cioè di tutti quei fattori che, ovviamente, per compiti differenti, non vi
toccano. Tant’è che io mi riconosco pienamente nell’intervento del Sindaco di
Casalmaggiore, il quale dà una lettura in maniera, io dico, precisa rispetto a quello che
anch’io avrei detto –ho avuto modo di dirlo anche a Viadana quando il Consiglio
comunale fece una giornata simile- ed allora bisogna avere il coraggio di leggere le cose
che oggi abbiamo e di avere la forza di immaginare tra dieci anni cosa potremmo e cosa
otterremo a rimanere così come siamo adesso, a riorganizzarci. In sostanza bisogna avere
un po’ di coraggio su questi aspetti, perché io, Carra, Pavesi, Bottari, tutti, in questi
vent’anni –lo diceva anche il Sindaco di Casalmaggiore per quanto riguarda l’area
dell’Oglio Po- di temi di questa natura ne abbiamo vissuti quotidianamente. Io sono stato
a parlare dell’ospedale di Bozzolo alla Festa dell’Unità a Suzzara –del PD- con il segretario
regionale Martina, con il Responsabile della Sanità del Partito Democratico per dire che
voi oggi avete qui una forte visione perché siete di Bozzolo e sull’ospedale avete il cuore,
ma sul funzionamento dell’ospedale di Bozzolo c’è un’attenzione di una comunità
assolutamente più vasta; non perché non ve lo riconosca, ma perché sui temi della
riorganizzazione della Sanità oggi, almeno su base provinciale, hanno titolo a discuterne
tutti e ognuno porta le proprie posizioni, perché altrimenti, quando si decise di andare a
Suzzara in sperimentazione gestionale e Suzzara al proprio territorio dovette dire questa
cosa o quando si decise di andare in sperimentazione gestionale a Volta Mantovana e a
Castiglione delle Stiviere –su Volta si fece una battaglia sulla grande specialità della
ortopedia di Volta che aveva in assoluto una delle migliori equipes per risultati prodotti,
di tutta la Lombardia- ma insieme si ragionò che con quell’assetto probabilmente
avremmo vinto un campionato o due campionati ancora, ma al quarto campionato non
solo, come sta facendo l’Inter, non saremmo stati in grado di vincere il campionato, ma
saremmo stati retrocessi, avremmo fatto una difesa assoluta di una posizione senza
renderci conto di quello che stava succedendo a Peschiera, di quello che stava succedendo
a Desenzano, di quello che stava succedendo a Montichiari. Allora i vostri sforzi non sono
vani, perché l’Assessore stasera, rispetto alla lettura asettica del progetto originario che voi
avete visto presentato, ha dato ai Direttori generali e lo darà in maniera più specifica nelle
linee, degli indirizzi precisi. Cioè su questo presidio l’interpretazione di un ruolo diverso
nel gioco, significa due cose: primo che questo Presidio è essenziale alla rete di erogazione
di salute pubblica di questa provincia –noi non abbiamo detto che deve cambiare pelle,
che deve diventare una R.S.A. o che deve dedicarsi solo a fare altro, non lo abbiamo detto
perché i bisogni del territorio, la lettura dei bisogni, quello che c’è scritto, quello che tanti
sindaci, tutti i giorni ci vengono a chiedere non è voglio quel reparto, ma ho bisogno di un
posto per subacuti perché anche il territorio oggi si rende conto, pur non usando
terminologia tecnica o scientifica, che esiste la necessità che in ospedale si vada e ci si stia il
minor tempo possibile, che ci sia un tempo rispetto al quale ci sia un’altra struttura più sul
territorio che si dedica e siamo la prima Regione che è riuscita su questo percorso a far
passare il messaggio. Per cui io dico a Bozzolo e lo dico mettendoci la faccia, non è che noi
viviamo da un’altra parte, non è che Maccari ha il piacere, insieme a Bresciani di andare,
chiudere gli ospedali, perché è diventato per noi il divertimento principale, noi quando
queste scelte le facciamo, la Giunta le fa, le fa perché c’è una proiezione precisa che i
bisogni caleranno là e allora io dico che oggi si viene a proporre a Bozzolo, con tutte le
pressioni che son state fatte sul dargli un’identificazione precisa e l’Assessore oggi lo ha
specificato, che noi riteniamo questo ospedale un ospedale e crediamo che questo presidio
debba giocare il ruolo non in panchina ma in campo della rete di risposte dei bisogni della
nostra provincia. E questo io credo che sia sostanziale; gli apriamo un ulteriore orizzonte e
chi in questioni concrete chiede di capire dove finisce il reparto che c’è adesso della
riabilitazione cardiologica, probabilmente nel nuovo disegno non lo troverà per intero da
nessun’altra parte, perché il nuovo disegno che avete visto su tutte le province -perché
questo giro non è che sta succedendo solo qua, lo stiam facendo in tutte le provinceporterà
a individuare ruoli diversi in modo che nessuno identificherà più quel tipo di
reparto fatto da un’altra parte, perché a Mantova prenderà una specializzazione differente,
e a Bozzolo quello che c’è adesso prenderà una modificazione differente, in modo che
nessuno si sposta da una parte o dall’altra, ma entrambe le cose, una istituita di nuovo e
l’altra qui trasformata, avranno una forte integrazione tra di loro, tra cose che adesso non
ci sono e questo è essenziale. L’altro aspetto, lo diceva il Sindaco di Casalmaggiore ma non
voglio citarlo in continuazione -ma lì ha centrato una cosa sulla quale non siamo stati
insensibili- a Viadana “qui c’era un’ASL a scavalco e le ASL a scavalco, allora, non si
fecero per fare posti in più, ma per leggere dei territori che non si ritrovavano nel disegno
delle province”. Il Vescovo, la Curia di Cremona pesca nel nostro territorio ed esiste
tradizionalmente ed è uno dei motivi per cui abbiamo fatto ricorso oggi alla Corte
Costituzionale sulla legge di riordino, perché ci impedisce che i comuni che stanno a
cavallo possano tra di loro fare le gestioni associate come stanno facendo, perché qua si
riconoscono in un territorio unico. Allora io ho riportato all’assessore Bresciani l’impegno
che mi ero preso con voi; l’assessore Bresciani che è titolare della partita ha chiesto ai
quattro direttori generali di istituire un momento non transitorio di ragionamento insieme,
in modo che emergano tutte le criticità che abbiamo sopportato in questi anni -perché
comunque lo diceva uno studio che è stato fatto proprio dal Comune di Viadana, la qualità
dei servizi erogati da queste parti non ha niente da invidiare, anzi ha punte di eccellenza
rispetto alla qualità dei servizi erogati nel resto della provincia e nel resto della regione,
però problemi oggettivi c’erano: due aziende ospedaliere a cavaliere, magari servizi
raddoppiati, magari poca attenzione, non certo per volere personale, ma perché la forza
centripeta lasciava in difficoltà forse il territorio. In verità adesso una proposta sta
maturando, io credo che sia una proposta che appena troverà la validazione dell’assessore
possa anche essere ripresentata, che prevede che Oglio Po e Viadana riprendano in
maniera ancora più stretta il rapporto di essere entrambi responsabili della gestione della
sanità di quel territorio, perché altrimenti –e lo dico davanti alla dottoressa Mariani- se in
un senso l’ospedale di Oglio Po nasce con la chiusura di quello di Viadana, non significa
che quando c’è da assegnare dei servizi l’Oglio Po si riconosce di Casalmaggiore e dice a
Viadana “tocca al Carlo Poma”, perché allora facciamo venir meno la premessa iniziale
che diceva: ragioniamo sullo stesso territorio. Allora io penso che si possa immaginare
anche per Viadana che se l’Oglio Po fa gli acuti, se c’è la possibilità di avere a disposizione
spazi, posti e modi di erogare subacuti è evidente che Viadana deve candidarsi a farlo, ma
proprio per rafforzare il fatto che non togliamo dieci posti a Casalmaggiore, ma che
Casalmaggiore ha gli acuti e i subacuti possono, per tutta una serie di altri servizi, trovare
posizione lì. Abbiamo bisogno di risolvere problemi che non trovano le cronache dei
giornali: la neuropsichiatria infantile; che però tutti i giorni –perché non si va sui giornali
per la neuropsichiatria infantile o per questi servizi, perché i servizi di base dove tutti
chiamano tutti i giorni, purtroppo non hanno l’onore della cronaca- abbiamo bisogno di
fare un punto chiaro: siamo d’accordo a tenere due neuropsichiatrie a cavaliere, una che
risponde a Mantova e una che risponde a Cremona? Ha un senso o è meglio che ci
ragioniamo? Su queste cose –lo dico da assessore che è fortemente sostenitore di un ruolo
delle province ma in questo caso non sarebbe in grado di utilizzarlo- c’è bisogno che i
nostri direttori generali –abbiamo un mandato permanente, non straordinario- dedichino i
tavoli, anche con gli amministratori, oltre che con i direttori delle ASL che hanno il titolo a
coordinare il territorio, perché questi problemi arrivano al pettine tanto uguale, nella
stessa identica misura, come son venute al pettine le organizzazioni delle chirurgie, come
vengono al pettine le organizzazioni dei reparti per acuti, perché su quei bisogni esiste la
stessa identica tensione che c’è su questi. È evidente che sono servizi di territorio e su quei
servizi di territorio ci va molta meno attenzione massmediatica, ma è un’attenzione che chi
fa l’Amministratore pubblico può testimoniare giornalmente, è una tensione vera e
precisa. Allora io dico che gli sforzi che son stati fatti, dico soprattutto agli amici di
Bozzolo, non sono sforzi vani, non è che noi qui siamo a giocare in difesa a respingere
tutte le palle che ci lanciate, ne abbiamo assolutamente preso atto, abbiamo dato indirizzi
precisi, tant’è che stasera i direttori sono qua tutti, e tutti son venuti a portare anche una
rielaborazione di quello che è stato detto; siamo pronti a discuterne, però alla fine –e ha
ragione l’assessore Bresciani- un governo di un sistema così complesso non può essere
fatto come si faceva dieci anni fa, che ha portato comunque buoni risultati; però perché
non funzionava il sistema di emergenza/urgenza? Io parlo di territori che non sono qui,
per cui non parlo dei presenti. Come poteva essere funzionale la macchina del 118 che
doveva stare dodici ore a Castiglione e dodici ore a Medole? Lo stesso servizio. Dodici ore
a Goito e dodici ore a Rodigo? Perchè è evidente che quando si riorganizzò allora, nessuno
aveva il coraggio di dire che stando in un posto, sistemandosi in un modo, attivando le
piazzole, facendo i vettori di come si usa oggi, quel servizio avrebbe funzionato meglio
rispetto a quando le automediche stazionavano dodici ore da una parte e dodici ore
dall’altra. E perché era stato fatto dodici ore da una parte e dodici dall’altra? Perché ogni
territorio diceva: “preferisco dodici ore che niente”. Ma è un concetto sbagliato. Il risultato
qual era stato, che le dodici ore meglio che niente han portato all’utilizzo di medici, di
macchine con un peso superiore del 30% di quello di Brescia e poi confrontando i dati si
scopriva che a Brescia arrivavano prima che da noi. Allora o il Tom-tom era sbagliato, o il
modello organizzativo era sbagliato. E andare a dire queste cose ai sindaci e ai cittadini, vi
garantisco che non è semplice. Sarebbe stato più semplice dire a Bresciani: “te, per una
macchina, ma lasciala lì”; noi avevamo invece scommesso che quello sarebbe stato positivo
e allora il risultato positivo è che oggi arriviamo prima di allora. Andate a vedere la
bacheca di Medole, cos’hanno scritto degli amministratori regionali, con delle vignette:
“gli eredi della mafia che portano alla morte i nostri cittadini” firmate da tutta
l’Amministrazione. Non è una cosa semplice e a me non piace nenache prendermela,
capisco che sono i rischi del mestiere, però è stata una scommessa. Allora io oggi dico: in
virtù di una riorganizzazione che apre una frontiera che noi abbiamo delineato con
l’indirizzo regionale votato dal Consiglio regionale, chiediamo a Bozzolo di interpretare
quel ruolo, lasciandolo come ospedale. Io dico che abbiamo fatto una scelta positiva, non
negativa, perché sarebbe stato molto più semplice dire “facciamo finta di niente, tiriamo e
poi quando il mondo andrà a cambiare sarà il mondo che anziché oggi noi governarlo dirà
a Stucchi questo è quello che succede”. Oggi Bozzolo prende un ruolo centrale nella
riorganizzazione dei servizi sanitari su un servizio che diventerà centrale. Mille posti letto
e più messi nella regione, come ha detto l’assessore Bresciani, l’anno prossimo
diventeranno possibilmente di più. Allora io capisco tutto, ma giochiamo questa
scommessa ognuno chiaramente prendendosi la responsabilità: io sono qua, ci siamo visti,
non è che non vengo più, non è che cambio il mio modo di fare le cose, però a un certo
punto io preferisco giocare sul ruolo tra dieci anni, che salvare oggi, vincere il campionato
domani poi accorgerci, tra due anni, che il modello ce lo taglierà qualcun altro. Allora
giochiamo d’anticipo noi e giochiamo questa sfida; il vostro lavoro non è stato invano
perché l’Assessore oggi ha sottolineato alcuni aspetti: tra sei mesi, un anno, quando
decidiamo, come abbiamo fatto a Castiglione, ci ritroviamo e riparliamo. La seconda
assemblea a Castiglione, come Bresciani ci può specificare, era di una sala vuota; tutte le
parolacce che ci eravamo presi, i morti in strada, depositati gli atti abbiamo scoperto che,
tutto sommato, avevamo scelto la strada giusta. Voglio precisare che non è che noi
c’inventiamo alla mattina, ma veniamo da studi; son percorsi difficili da fare ed è evidente
che è carente il rapporto con le pubbliche amministrazioni; queste cose una volta si
discutevano molto di più e si lasciava ai sindaci il ruolo di andare a dire ai cittadini le
stesse cose che oggi vengo a dire: la sostenibilità di un modello che vuole migliorare in
continuazione sapendo che non abbiamo fondi in aumento. In una popolazione che
invecchia –questo non c’entra niente ma lo diceva prima Torchio- noi abbiamo chiuso un
saldo di bilancio di previsione, che adesso andrà in aula, con un miliardo e cento milioni in
meno. Neanche un euro tolto alla Sanità –però vedo l’Assessore ai Servizi sociali di
Casalmaggiore, ebbene sì, le politiche sociali lì ci finiranno dentro, perché non è che io ho
la bacchetta magica e non so dove tolgo un miliardo. Un miliardo l’abbiamo tolto l’anno
scorso, un miliardo l’abbiamo tolto l’altro anno, la Regione Lombardia ha trentacinque
miliardi di euro di bilancio: trenta, di fatto venti-venticinque sono di sanità, è evidente che
se ogni volta togliamo un miliardo lo togliamo sui cinque, tra un po’ arriveremo con un
bilancio e su queste politiche noi andiamo a discutere, allora è lì che ci sarà da piangere,
sui bisogni dei cittadini. Allora io dico che stiamo giocando un ruolo da protagonista e per
Bozzolo abbiamo scelto un ruolo da protagonista. Però su tutto il resto, su Viadana, su
Casalmaggiore io penso che il mandato che i direttori hanno avuto da Bresciani, pur io
presente è precisissimo, una ipotesi se la son fatta, che è quella che vi ho anticipato, ma
non voglio andare io nel dettaglio, magari se i direttori vogliono intervenire e possono
intervenire ovviamente, ma io penso che anche lì ci si stia andando. Paversi e Bottari
insieme a noi, siamo assolutamente tutti i giorni su questo tema molto attenti, questa è
l’occasione per fare anche quel passaggio. Però vi garantisco che non è che lo facciamo
così, ci svegliamo alla mattina, sono cose molto serie sulle quali riflettiamo e sulle quali
cerchiamo tutti i giorni di dare il meglio. Noi non vogliamo arretrare su questi temi, però
vogliamo dare il meglio utilizzando gli strumenti che oggi ci sono e la Regione Lombardia
è la prima che sul tema del subacuto è partita, ma perché è evidente: noi non siamo in
Puglia dove hanno ancora gli ospedali che fan partorire le partorienti senza i medici, noi
non siamo in quelle condizioni; noi l’abbiam già fatto quel percorso, non ci interessa
confrontarci con il resto del paese dove è evidente che siamo avanti anni luce. A noi
interessa confrontarci col resto dell’Europa con il quale tutti i giorni abbiamo a che fare. E
allora Bresciani tu non lo dici, lo dico io, è da qualche anno che abbiamo invertito il
percorso: se la Svizzera e l’Austria prima ci risucchiavano utenza, oggi la riprendiamo noi,
dunque ci sarà un motivo. Dopodiché si può sbagliare, dopodiché ci possono essere degli
errori, ma non sono errori fatti né per punire, per picchiare, né per segare ma sono errori
fatti in buona fede su un processo riorganizzativo sul quale anch’io credo ci sia da
procedere.>
Bottari: <Vorrei essere presente anch’io quando fanno i consigli comunali e non che
mi mandino con le date già fissate senza avvisarmi e io ho già una marea di impegni
prefissati magari da settimane; vorrei esserci anch’io.>
Sindaco: <Io volevo solo dire che sono firme che abbiamo raccolto insieme, perché
abbiamo anche lavorato insieme al Comitato. Quindi quando ci sono questi incontri in
Regione dove io vengo convocata, sono io la prima a trasmettere quello che viene detto. Io
mi sono sempre fatta da portavoce sul territorio, quindi voi avete il vostro rappresentante
anche in Regione Lombardia. Dico solo questo, poi la decisione la prende l’Assessore.>
Segue un intervento dal pubblico che si omette, non udibile con la registrazione.
Sindaco: <Io personalmente l’ho sempre fatto. Mi dica quando non l’ho fatto.>
Bresciani: <Diamo una risposta al Presidente del Movimento: io do mandato, non c’è
bisogno, ma do mandato formale ai Direttori generali, in questo caso delle ASL, che sono
responsabili del controllo, della verifica e della programmazione, ovviamente per coloro
che sono gli esecutori del servizio che sono i Direttori generali delle Aziende ospedaliere,
le ASL possono e credo debbano molto più fortemente di prima, perché anche questo è un
miglioramento continuo del nostro sistema –non dico che non lo facciano, ma debbanocolloquiare
con i Sindaci che sono incidenti sul territorio, perché lo vuole la legge e anche
perché lo vuole tutta l’organizzazione A.S.S.I. (Attività Socio Sanitarie Integrate) con il
sociale, che è quello che in questo momento sta soffrendo di più; io non posso cedergli dei
finanziamenti perché sarebbe un danno erariale in quanto i finanziamenti orientati ai
L.E.A. (Livelli Essenziali di Assistenza), che sono clinici, non sono sociali e di conseguenza
non posso fare questi trasferimenti. Però lei i risultati li potrà avere nel momento in cui
loro li hanno e potrà prenderne atto, perché noi questa applicazione la stiam facendo su
tutte le province. È chiaro che abbiamo anche molte altre attività da sovraintendere, quindi
le ASL sono la nostra espressione territoriale della verifica, del controllo, oltre che della
programmazione da cui deriva poi l’impegno che loro danno agli erogatori delle cure. E
qui io credo che sia pleonastico dare questo incarico formale, però, siccome lo vuole
l’Assemblea, diamo questo incarico. Adesso io vorrei passare al punto 2.>
Si omettono gli interventi relativi al secondo punto all’ordine del giorno, concernente la riorganizzazione
sanitaria nel territorio Oglio Po.









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